La terza ondata mette paura Occupato il 75% dei letti-Covid
La preoccupazione dell’Ausl: «Ospedali sotto pressione» Sospesa per il momento l’attività chirurgica programmata
Nicole Nasi
REGGIO EMILIA. È passato un anno da quando il Covid ha sconvolto tutto il mondo e nulla sembra essere cambiato. Invece di fare passi avanti, la fotografia di quest’ultima settimana può essere scambiata con quella di marzo 2020: pericolo di un nuovo lockdown, contagi in rapido aumento e grande pressione sugli ospedali. L’unica differenza è che oggi uno spiraglio pare esserci: il vaccino.
«Un buongiorno che non è affatto un buongiorno». È con queste parole che il direttore generale dell’Ausl reggiana, Cristina Marchesi, ha inaugurato la conferenza stampa settimanale per fare il punto sulla situazione Covid nella nostra provincia. «Nel giro di sole due settimane – ha spiegato – le previsioni si sono tramutate in una dura realtà. Siamo nella terza ondata o nel prolungamento della seconda, che dir si voglia. L’incidenza del virus su 100mila abitanti a inizio febbraio era di 136, per poi salire fino a 298. Si evince, perciò, un brusco cambiamento di tendenza a partire dall’ultima settimana di febbraio, una virata che ha dettato le azioni che oggi siamo costretti a compiere per evitare il collasso. Reggio Emilia in questo anno di epidemia sta facendo da sponda per le ondate della regione, che prima arrivavano da ovest e ora da est. Sono novemila le persone coinvolte nei vari iter che riguardano il Covid e che quindi impattano sia sull’attività di tracciamento che, di conseguenza, su quella ospedaliera. La pressione si avverte da ogni parte. L’età media dei pazienti colpiti si sta abbassando e questo è dovuto anche alla campagna vaccinale che ha già permesso di immunizzare una cospicua fetta di popolazione di età avanzata».
Marchesi ha spiegato che proprio l’attività di tracciamento ha subìto una notevole impennata, passando dai 1.200-1.300 tamponi giornalieri a 1.700, e nell’ultima settimana si sono toccate punte di 2.500. Un lavoro impegnativo per i dottori e gli infermieri nei drive-in, così come quello di coloro che processano i test in laboratorio; test che stanno sempre più evidenziando la presenza della variante inglese del virus sul nostro territorio: sono 11 i tamponi risultati positivi su 14 che sono stati analizzati come campione. La buona notizia è che quasi il 100% della fascia 80-83 anni ha aderito alla campagna vaccinale, 16mila prenotati su 16.400 cittadini aventi diritto. «L’ospedale è sotto pressione e non poco – ha dichiarato Giorgio Mazzi, direttore del presidio ospedaliero –. L’innalzamento del dato relativo all’incidenza delinea che il contagio ha ripreso in modo galoppante. Rispetto a quattro settimane fa c’è stato un lieve incremento degli accessi in pronto soccorso questa settimana, con una media di casi positivi raddoppiata e dei ricoveri di pazienti Covid triplicata. L’occupazione dei posti letto totali ammonta a 75%, nonostante l’anticipazione di un incremento degli stessi che allora faceva registrare un 54%. Per quanto concerne la terapia intensiva oggi vi sono 22 persone, con un tasso occupazione che passa dal 64% al 75%». Proprio per questo sono stati riconvertiti per i pazienti affetti dal virus numerosi posti letto: sette in terapia intensiva (di cui quattro a Guastalla e tre a Reggio), 14 semi-intensivi a Guastalla e 22 in medicina cardiovascolare al Santa Maria Nuova, mentre nel prossimo fine settimana verranno riconvertiti 15 posti in medicina interna a Guastalla, 12 a Scandiano e, da lunedì, 16 a Reggio in medicina gastroenterologica. A fronte di ciò si arriverà a 350 posti letto Covid, rendendo necessaria la sospensione temporanea dell’attività chirurgica programmata non urgente, limitandola ai casi urgenti e a quelli non procrastinabili, uno scenario già vissuto a marzo dello scorso anno.
«Oltre allo sconforto dichiarato la scorsa settimana – ha concluso Mazzi – oggi si aggiunge una forte preoccupazione. Ci troviamo allo stesso livello del periodo prenatalizio, con la differenza sostanziale che in quei giorni l’epidemia era in una fase calante, mentre oggi è in rapida crescita e diffusione. È un momento di criticità elevata che si manterrà probabilmente per alcune settimane, prima che si possano registrare i benefici apportati grazie alle restrizioni. Le decisioni che stiamo prendendo e le operazioni che stiamo facendo sono frustranti e non semplici, perché ogni volta pare sempre di rincominciare da capo. Ringrazio tutti i colleghi e coloro che lavorano incessantemente ogni giorno per sconfiggere in ogni modo il virus e salvare vite, nonostante la luce in fondo al tunnel sia lontana, continuando ad essere partecipi di questa nuova sfida». —
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