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L’INTERVENTO 

«La questione delle disuguaglianze di genere è indifferibile»

FEDERICO AMICO* ; *Presidente Commissione Parità e Diritti Regione Emilia-Romagna

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FEDERICO AMICO*

Oggi, nel 2021, in Italia e in Europa la questione delle disuguaglianze di genere è indifferibile e va assunta come dato proprio e imprescindibile, perché enorme è la disparità in termini di opportunità, valorizzazione della cura e tutela dei diritti. Gli ultimi dati Istat dicono che nel mese di dicembre il 98% dei posti di lavoro persi erano ricoperti da donne. In Italia solo il 53% delle donne in coppia con figli ha un lavoro, contro l’83% degli uomini a pari condizioni. Accanto a dati così eloquenti voglio anche sottolineare come per esempio a Reggio le imprese a conduzione femminile abbiano assorbito più efficacemente l’impatto della crisi pandemica in atto, dimostrando una lieve tendenza alla crescita.

Se il lavoro retribuito e quello di cura non retribuito – generalmente affidato alle donne – risultano quasi incompatibili, è nelle aziende guidate da donne che si realizza al meglio la conciliazione tra i tempi di vita e lo sviluppo d’impresa. Peccato che solo il 16% delle attività sia a conduzione femminile.

Le differenze sono altrettanto evidenti se si parla di salute. La medicina è a tutti gli effetti una questione di genere: basti pensare che, se l’8% della popolazione è soggetta a malattie autoimmuni, l’80% di questi pazienti è donna.

Ci sono malattie, terapie e trattamenti che richiedono un punto di vista specifico. Per esempio test genomici gratuiti per le pazienti oncologiche possono ridurre il ricorso a terapie invasive. In Emilia-Romagna ogni anno potrebbero ricorrere alla terapia ormonale circa 450 donne tra quelle trattate con chemioterapia per il tumore al seno. La medicina è una questione di genere anche perché i traguardi già raggiunti sono sotto attacco tutti i giorni. Dai manifesti per contrastare l’uso della RU486 alla legge che in Polonia limita di fatto il ricorso all’aborto.

In questo momento storico è cruciale tenere alta la guardia anche sulla drammatica impennata degli episodi di maltrattamenti e violenza. I numeri parlano chiaro: tre donne vittime di femminicidio questo mese in Emilia-Romagna. Dato impressionante e non isolato: sono 13 le donne uccise in Italia dall’inizio del 2021. C’è una battaglia prima di tutto culturale da vincere, profondamente legata ai temi dei diritti, del lavoro, della salute, delle opportunità. Per questo la Commissione che ho l’onore di presiedere in questo anno di mandato non si è fermata un istante. Abbiamo posto l’occupazione femminile al centro del Patto regionale per il lavoro e il clima, abbiamo difeso i diritti delle madri in carcere con figli minori al seguito e personalmente sto partecipando al Tavolo regionale permanente delle politiche di genere. Il prossimo passo che ci attende? Istituire un osservatorio sul gender pay gap, ovvero il divario salariale tra uomini e donne. Un traguardo di civiltà che non può più attendere. —

*Presidente Commissione

Parità e Diritti

Regione Emilia-Romagna

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