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L’allarme di confcommercio 

«A un anno dal primo lockdown i commercianti sono disperati»

L. G.
«A un anno dal primo lockdown i commercianti sono disperati»

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reggio emilia. A un anno esatto dal primo lockdown «siamo tornati esattamente ad allora», con la differenza che ora «imprese e commercianti sono disperati».

Sono parole pesanti quelle di Davide Massarini, presidente provinciale di Confcommercio Reggio Emilia, frutto di un clima di paura, tensione e disperazione predominanti fra gli iscritti all’associazione. «Il sentimento generale è di forte disperazione – prosegue Massarini – ed è questo che ci preoccupa. Ci sono stati anche alcuni casi estremi a livello regionale, dispiace parlarne ma non si può rimanere omertosi su questo dato tragico. Il lavoro dà dignità e bisogna dare un supporto adeguato a chi si ritrova indebitato, a chi aveva fatto investimenti e ora è in una situazione disperata. Non tutti hanno le spalle larghe per superare indenni questo periodo che sta diventando sempre più lungo».

Già a dicembre «la maggior parte delle filiere ha avuto dei cali a due cifre nei fatturati annui. C’è stato qualche lieve rimbalzo a Natale e con gli acquisti di prodotti locali, merito anche della sensibilità dei reggiani che hanno capito la situazione e hanno rinunciato allo shopping online per essere vicini alle attività del territorio».

Il rischio, continua Massarini, «è la desertificazione dei centri storici ma non solo. Anche i negozi nei centri commerciali stanno soffrendo, il timore è quello di una dittatura digitale. Anche se non siamo contro al progresso sia chiaro , anzi stiamo accompagnando le imprese verso il futuro». Una questione prioritaria da risolvere è poi quella «della Tari, che è in questo momento è paradossale. Far pagare per i rifiuti delle attività semichiuse non ha alcun senso. Serve liquidità, velocità nell’agire, accesso al credito e sostegno ai Comuni. Se non hanno aiuti mirati faticano a intervenire sulle tasse locali, che andrebbero azzerate. Bisogna investire sul terziario, il primo settore per inserimento lavorativo di giovani e donne, farlo vuol dire investire sul futuro». —

L. G.

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