In calo gli accessi ai Centri antiviolenza
Il Coordinamento dell’Emilia Romagna confronta i numeri: «Sempre più evidente l’impatto della pandemia sulle disparità»
REGGIO EMILIA. Un altro 8 marzo di lotta. I dati sugli accessi ai Centri antiviolenza del Coordinamento regionale (tra cui Nondasola) confermano un calo dei contatti. Allo stesso tempo, risulta evidente l’impatto della pandemia sulle disparità di genere e sulla violenza contro le donne. Quanto al numero delle donne che nel 2020 si sono rivolte ai 15 Centri che compongono il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna, sono state 4.076. Il confronto con i dati 2019 evidenzia una diminuzione dell’8,6% (-347 donne) delle donne accolte vittime di violenza. Nel 2020, le donne che hanno preso contatto per la prima volta con i Centri perché hanno subito violenza sono state 2.895 (76,5% del totale). Coloro che hanno continuato un percorso già iniziato sono state 890 (23,5%). Le donne nuove vittime di violenza provenienti da altri Paesi nel 2020 sono state 950, pari al 34%, una presenza simile a quella rilevata negli anni precedenti. Le donne italiane sono state 1.843 (66%). Le donne con figli/e sono state 1.843, pari al 70% percentuale inferiore di 4 punti rispetto a quella rinvenuta nel 2019. Fra di esse, le donne con figli/e vittime di violenza sono state 930, pari al 50,5%. Nel 2020 le figlie/i delle donne nuove accolte sono stati 3.021. Di questi il 51,6% ha subito violenza diretta o assistita. Nel 2020 le donne nuove accolte che hanno subito violenze fisiche sono pari al 59,7% (1.728 donne) coloro che hanno subito violenze psicologiche sono pari al 90,1% (2.608 donne); coloro che hanno subito violenze economiche sono il 35,2% (1.019 donne); le vittime di violenze sessuali sono il 15% (435 donne). «Al lavoro dei Centri – sottolinea il Coordinamento – deve accompagnarsi una risposta politica che consideri la violenza di genere anche nel contesto pandemico». —
Pagine a cura
di Chiara Cabassa
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