La pm: «Si processi Silipo È figura di primo piano»
Octopus: proposto il rinvio a giudizio per l’imprenditore già condannato in Aemilia Per false fatture chiesti 8 mesi per Lodesani. La difesa: «Estraneo a questi fatti»
Tiziano Soresina
reggio emilia. Considerandolo uno dei “promotori” dell’associazione a delinquere votata a reati di natura fiscale, ieri mattina la pm Valentina Salvi ha chiesto il rinvio a giudizio dell’imprenditore edile cutrese 51enne Antonio Silipo che ha scelto il rito ordinario.
Noto alle cronache giudiziarie per la pesante e definitiva condanna (14 anni di carcere) che sta scontando perché ritenuto – nel maxi processo Aemilia – affiliato della cosca di ’ndrangheta radicatasi nella nostra regione, ora a Silipo viene addebitato un ruolo non secondario in quella che è decritta dalla Procura come “una stabile struttura organizzata” dedita alla falsa fatturazione, al riciclaggio e alle truffe ai danni dello Stato. Nella replica, la difesa ha invece chiesto «il non luogo a procedere» per il 51enne che segue l’udienza preliminare in videocollegamento dalla struttura carceraria dove è ristretto.
Relativamente ai tre imputati che hanno optato per il rito abbreviato (con sconto di pena di un terzo), ieri si è completato il quadro, in attesa della sentenza che arriverà a fine maggio. Per l’imprenditore scandianese 40enne Roberto Lodesani l’accusa ha chiesto la condanna ad otto mesi di reclusione per una serie di fatture fasulle emesse – secondo gli inquirenti – per complessivi 65mila euro dalla società del volto tv reggiano Marco Gibertini (la “Gibertini Comunicazioni”) a favore della “D.B. Service”di Toano, negli anni dal 2010 al 2013 in cui l’imputato figura come vicepresidente dell’azienda montana.
Di diverso avviso l’avvocato difensore Andrea Bonacini: «Nelle dichiarazioni di Gibertini il mio assistito non figura mai, fa solo riferimento alla società che avrebbe contattato tramite un ex presidente della Cna. Lodesani non c’entra, va assolto». In precedenza lo stesso Lodesani con “dichiarazioni spontanee” si è detto estraneo ai fatti che gli vengono contestati.
Per gli altri due imputati giudicati con rito abbreviato ieri è stata la volta solo dell’arringa difensiva, in quanto la pm Salvi nella requisitoria di lunedì scorso ha chiesto la condanna sia per l’imprenditore 70enne Nunzio Dallari (otto mesi di reclusione), sia per il giornalista reggiano 57enne Nicola Fangareggi (un anno e sei mesi di reclusione).
L’avvocato Nino Ruffini – che tutela Dallari – ha chiesto l’assoluzione: «Le accuse al mio assistito si basano solo su quanto dice Gibertini, che parla di fatturazione sovrastimata del 75%.È inattendibile, in quanto i testimoni sentiti hanno riferito di operazioni vere, di contabilità regolare della ditta di Dallari che in quella fase (fra il 2009 e il 2011, ndr) andava male e non aveva certo bisogno di accollarsi dei costi. Il prezzo della pubblicità era vero, concordato dopo una lunga trattativa e la sponsorizzazione – termina il difensore Ruffini – appariva in un cartellone dietro al conduttore della trasmissione “Poke balle” di Telereggio». Richiesta d’assoluzione anche da parte dell’avvocato Giulio Cesare Bonazzi. «Le prestazioni di lavoro non erano fittizie, ma reali. Come hanno spiegato i testimoni, fra Fangareggi e Gibertini c’era una consulenza professionale reciproca, con relativi pagamenti». Venerdì nuova udienza. —
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