Medici di base e vaccini «Presto ci servirà personale di supporto»
Euro Grassi, segretario della Fimmg, sulle vaccinazioni nel mondo della scuola «Serve più tempo dell’antinfluenzale, alcuni cittadini si sono offerti di aiutarci»
Luciano Salsi
REGGIO EMILIA. I sindacati della scuola insistevano da tempo affinché gli insegnanti, i bidelli, gli educatori, gli impiegati e i tecnici di laboratorio fossero vaccinati al più presto. Nella nostra provincia le operazioni sono partite in ritardo, suscitando le proteste dei diretti interessati, che tempestavano di telefonate i medici di famiglia incaricati delle somministrazioni. Ora, però, le vaccinazioni procedono con regolarità e sono ormai a buon punto.
Lo scorso 25 febbraio i medici di famiglia avevano raggiunto con l’Ausl l’accordo grazie al quale sono state superate le difficoltà logistiche dovute all’iniziale ritardo nelle forniture e alla disuguale distribuzione dei vaccinandi.
Il vaccino AstraZeneca, utilizzabile per le persone fino a 65 anni d’età (ieri ha avuto il via libera anche per gli over 65, ndr) compreso il personale scolastico, è confezionato in fiale da dieci dosi che si conservano per 48 ore in un normale frigorifero, ma devono essere iniettate entro sei ore una volta iniziate le somministrazioni.
I lavoratori della scuola non sono distribuiti in maniera uniforme fra i medici di medicina generale: c’è chi ne ha due, chi cinquanta e chi nessuno. Per evitare che tante dosi fossero sprecate sono stati forniti gli elenchi completi e dettagliati delle persone da vaccinare e i medici si sono organizzati raggruppando i pazienti o cedendo immediatamente ai colleghi le dosi avanzate.
«All’inizio – spiega Euro Grassi, segretario della Fimmg, la federazione dei medici di medicina generale – c’era incomprensione delle nostre ragioni da parte delle autorità, in primo luogo dell’assessore regionale alla Salute, Raffaele Donini, che accusava i medici di non volere collaborare. In realtà ci mancavano i vaccini e l’organizzazione. Ora grazie a un ottimo accordo organizzativo abbiamo instaurato un rapporto costruttivo di grande collaborazione con l’Ausl. I medici di famiglia hanno aderito al corso per formare i vaccinatori, che in realtà non sarebbe neppure necessario, in quanto un medico è già abilitato a vaccinare. Gli insegnanti si rivolgono a noi con gentilezza».
Il Governo ha annunciato il prossimo arrivo di milioni di dosi allo scopo di vaccinare l'intera popolazione italiana entro l’estate. Sarà perciò messo a dura prova l'impegno del personale sanitario, in primo luogo dei medici di famiglia: «Prima di andare in pensione – riferisce Euro Grassi – arrivavo a vaccinare contro l’influenza novanta persone in un pomeriggio. La vaccinazione contro il Covid 19 richiede molto più tempo a causa delle carte da compilare. Perciò ci serve del personale di supporto. Quello esistente non basta. Nella nostra provincia sono in servizio 334 medici di medicina generale, di cui 72 dispongono di un’infermiera e 130 di un collaboratore di studio, mentre un centinaio è organizzato in medicina di gruppo. Alcuni semplici cittadini si sono offerti di aiutarci».
Grassi propone la nostra provincia come modello per l'impiego della medicina territoriale nella lotta contro la pandemia. È questa, a suo avviso, l’arma vincente contro il Coronavirus: «In ogni distretto – chiarisce il segretario della Fimmg – disponiamo di una o due Usca (unità speciali di continuità assistenziale), che però riescono a visitare non più di un malato all'ora. È fondamentale, quindi, la funzione dei diciotto ambulatori Covid, a cui inviamo i pazienti che ci dicono di accusare sintomi sospetti. Così possiamo riservare i nostri ambulatori alle altre patologie e in questo modo si è ridotto del trenta per cento l'afflusso ai reparti di pronto soccorso». —
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