«Oltre a chiudere le scuole tutelate i genitori-lavoratori»
I sindacati Cgil, Cisl e Uil criticano la Regione per non aver «fatto il necessario» per venire incontro ai bisogni di dipendenti di servizi essenziali
reggio emilia. Non è in discussione «la scelta restrittiva di fronte alla crescita dei contagi e all’aumento dei ricoveri negli ospedali», tuttavia per i genitori-lavoratori «la Regione non ha fatto del suo meglio, anzi ha contribuito a determinare tra i genitori che lavorano nei servizi pubblici essenziali indispensabili, a partire dalla sanità, l’impossibilità di prendersi cura dei figli che rimangono a casa. Bimbi anche in tenerissima età».
A dichiararlo in una nota congiunta sono la Cgil la Uil e la Cisl dell’Emilia-Romagna. «La sospensione dei servizi educativi e per l’infanzia nonché la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado – spiegano i sindacati – è uno degli effetti che con più pesantezza ricadono sulle famiglie per ragioni della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e sui bambini e ragazzi riguardo il diritto alla socialità e all’istruzione. Stiamo parlando di mamme e papà impegnati in servizi pubblici essenziali, ma anche di quelle lavoratrici e lavoratori che non possono abbandonare il proprio posto di lavoro ne svolgerlo con la modalità del telelavoro».
La Regione invece, proseguono Cgil, Cisl e Uil, «il 6 marzo insieme ad Anci manda una richiesta di chiarimenti al governo sostenendo che non vi sarebbero solide basi giuridiche per garantire la didattica in presenza ai figli di chi, per esempio, è impegnato nei reparti ospedalieri per assistere i malati oppure altri addetti a servizi essenziali e indispensabili per i cittadini che debbono per forza operare nei luoghi di lavoro. Si pensi a quei genitori impiegati in prima linea in attività di contrasto alla pandemia».
Chi decide, attaccano le sigle, «si deve assumere anche la responsabilità di individuare criteri per scegliere le categorie di lavoratori definiti essenziali e che hanno bisogno di essere aiutate, ma bisognava farlo ieri non, forse, dopodomani»
Invece, «affermando che non vi sono basi giuridiche per prendersi carico delle famiglie dei lavoratori dei servizi pubblici essenziali si mette in discussione anche ciò che sarebbe chiaro almeno per il personale dei servizi sanitari, il quale anche in caso di introduzione di congedi straordinari ne potrà usufruire solo subordinandoli alle necessità assistenziali. La ratio della possibilità della didattica in presenza è legata al fatto che la collettività ha necessità che tutti i sanitari siano presenti nei luoghi di lavoro».
La decisione di collocare in zona rossa le province di Bologna, Modena, Ravenna, Rimini, Forlì-Cesena e in arancione scuro Reggio Emilia «è stata adottata dalla Regione che deve a questo punto assumere decisioni conseguenti in ordine alle criticità che derivano dalla chiusura delle scuole per gli operatori sanitari, i lavoratori impegnati nei servizi essenziali e tutti gli altri lavoratori». —
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