Allarme sicurezza a Reggio Emilia: «In zona stazione vince la paura»
Viaggio nel quartiere che vuole uscire dalla morsa del degrado e rilanciarsi
REGGIO EMILIA. «Si deve poter passeggiare, lavorare e vivere senza farlo nella paura o nel degrado. Solo così il quartiere della stazione tornerà a essere un cuore pulsante di Reggio Emilia». Federica Bertolini ha comprato l’appartamento di fronte a quello in cui c’è lo studio di famiglia, dove lavora come odontoiatra. Prima dell’acquisto lì c’era un centro massaggi con attività illegali, uno dei tanti setacciati e chiusi dalla polizia, impegnata da anni in un’opera di bonifica da illeciti e degrado del quartiere della stazione ferroviaria.
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La situazione è migliorata negli anni ma il contesto non contempla ancora un giusto grado di vivibilità, ricercata da chi, come Bertolini, presidente di uno dei tanti comitati di cittadini di zona, non si lascia sconfortare. A testimoniarlo sono diverse iniziative partite dal basso, come quella dell’odontoiatra che da anni lavora nel grande palazzo di piazzale Marconi, dove ha comprato quell’appartamento evitando che finisse in mani sbagliate e ricavandoci uno spazio di lavoro condiviso, nel quale inserire professionisti in cerca di un ufficio con alcuni servizi comuni.
«L’ho acquistato in stato di totale abbandono, perché precedentemente occupato da attività illecita e poi l’ho riconvertito in un’area di co-working con vari uffici adesso occupati da alcuni professionisti, con la volontà di riempire poi altri spazi» spiega Bertolini, accompagnandoci in un giro nel quartiere da sempre considerato tra i più problematici della città: «Crediamo in questa zona perché è strategica la posizione. Ci sarebbe il parcheggio sotterraneo, anche quello molto comodo per gli avventori e i clienti, perché in linea di principio sono palazzi molto belli, strutturati molto bene e costruiti bene». Le potenzialità non sono tutto però, soprattutto se soffocate da problemi evidenti di convivenza, stemperati dall’amministrazione comunale con interventi che, però, secondo i residenti «mancano di continuità e inventiva».
Bertolini dal canto suo ha raccolto da qualche mese il testimone di presidente del comitato dei cittadini di viale IV Novembre, porta d’entrata della Città del Tricolore, considerato per anni una zona ad alto tasso di degrado, a pochi passi sia dal salotto “buono” della città sia da via Turri, polveriera alimentata da contrasti e problemi tuttora in cerca di un equilibrio.
A passare la mano a Bertolini è stata Erminia Ferrari dell’hotel San Marco, che ha trovato nell’odontoiatra un successore che sta raccogliendo pensieri e desiderata di cittadini e lavoratori che hanno fatto della zona stazione il loro quartiere di riferimento. Camminando sotto i portici dei grandi palazzi che sovrastano il piazzale non è inusuale trovare bici vandalizzate, escrementi negli androni ripuliti a secchiate dagli inquilini, alle volte qualche rissa, ma anche tanta vitalità rispetto ad altri quadranti della città.
«La nostra volontà nasce anche da un’eredità storica e familiare – spiega Bertolini –. Ci sono anche giovani che hanno deciso di ristrutturare gli appartamenti o di venire ad abitare qui proprio per la posizione strategica. Perché ci sono tradizioni familiari di tipo lavorativo, questioni di affetto anche verso queste case. Questi palazzi hanno un cuore pulsante e la gente una volontà di difendere un quartiere storicamente legato ai lavoratori delle Reggiane, delle Poste, ai ferrovieri. Ci sono seconde e terze generazioni che ci abitano e che vogliono continuare a farlo. In più ci sono stranieri che hanno acquistato casa grazie al ribasso dei prezzi del mattone e anche loro vorrebbero una realtà più sicura in cui vivere, più legale, dove poter uscire la sera anche soltanto col cane piuttosto che fare una passeggiata.
Perché il problema della paura è che si ripercuote tantissimo nell’atmosfera che si respira. La paura attanaglia, la paura blocca gli investimenti, l’economia e blocca anche i potenziali clienti delle attività e questo è proprio da evitare, soprattutto nelle ore più buie, quando i controlli devono essere più stretti». —
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