Gazzetta di Reggio

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la reazione politica 

Il M5S: «Impegno antimafia del Comune solo di facciata»

Duri i parlamentari grillini: «Le  Agende Rosse denunciano fatti  gravi: la mancata discontinuità  di questa amministrazione con  quella sciolta per ’ndrangheta »

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brescello. Duro giudizio dei parlamentari emiliani del movimento 5 stelle per il comune di Brescello, vittima della «sindrome di Grimilde» e che «non vuole guardarsi allo specchio per non essere messo di fronte alla realtà». Arriva dopo il deposito delle motivazioni della sentenza Grimilde. Nelle 1.446 pagine redatte dal gup Sandro Pecorella, oltre al riconoscimento dell'esistenza di un'associazione mafiosa nel piccolo Comune (primo in regione ad essere sciolto per mafia nel 2016) non si risparmiano critiche severe alla comunità in cui «nonostante le inchieste, a parlare apertamente o a denunciare sono stati in pochi». Del paese di Peppone e don Camillo, 5.500 abitanti di cui 1.700 di origine calabrese si ricava poi un'immagine che per il giudice potrebbe essere nata «dalla fantasia di un autore che racconta di un'Italia asservita a un malaffare che arriva anche alle minutissime cose di tutti i giorni». I Grande Aracri, parenti del boss Nicolino (oggi detenuto) e i loro sodali non potevano essere toccati. I vigili urbani, ancora nel 2019, non si azzardavano a fare neanche una multa per divieto di sosta, i carabinieri erano restii ad intervenire con decisione e l'atteggiamento del personale del municipio, scrive Pecorella, sembrava «ancorato all'inconsapevolezza e al timore verso l'argomento criminalità organizzata». Un clima, quello di Brescello, avvertito da tempo dal movimento reggiano delle Agende rosse che ha sbattuto la porta della Commissione legalità. «Troppo spesso le associazioni antimafia vengono usate dalle amministrazioni comunali per attestare un impegno nella lotta alla criminalità organizzata che però è solo di facciata » commentano i parlamentari pentastellati Maria Edera Spadoni, Gabriele Lanzi, Maria Laura Mantovani, Stefania Ascari, Davide Zanichelli e l'eurodeputata Sabrina Pignedoli. «Fortunatamente – aggiungono- le Agende rosse non si sono lasciate strumentalizzare nella Commissione legalità di Brescello, utile per la nuova amministrazione insediata dopo lo scioglimento solo per avere una patente di antimafiosità, senza un impegno concreto. A parole tutti sono bravi a combattere le mafie, sarebbe ora di entrare anche nei fatti. Le motivazioni della sentenza, continuano i 5 stelle evidenziano «la mancata discontinuità di questa amministrazione rispetto a quella precedente, ma soprattutto il fatto che sia ancora un tabù analizzare la relazione che ha portato allo scioglimento del Comune». Ma «non è mettendo la polvere sotto il tappeto che si risolvono i problemi, così come non è possibile demandare tutto alla magistratura: anche la politica deve fare la sua parte, ma a Brescello, evidentemente, questo messaggio non riesce a passare». Così facendo però, concludono i 5 stelle, «il messaggio che rischia di essere trasmesso ai cittadini è che con le mafie bisogna convivere. Niente di più sbagliato». —

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