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«La ’ndrangheta? Qui c’era vent’anni fa I Grande Aracri? Hanno sempre lavorato»

Luca Giuseppe Murrone
«La ’ndrangheta? Qui c’era vent’anni fa I Grande Aracri? Hanno sempre lavorato»

Tanti non rispondono. C’è chi dice «Non c’è omertà» e chi «Non è cambiato nulla con la nuova amministrazione» 

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BRESCELLO. Se don Camillo e Peppone potessero realmente parlare, chissà cosa direbbero della ’ndrangheta. Loro non possono farlo ma, dopo le inchieste Aemilia, delitto Ruggiero e Grimilde, nel paese sulle rive del Po, reso celebre da Giovannino Guareschi, continua un certo silenzio sulla questione ‘ndrangheta. E proprio a questo silenzio – che qualcuno chiama omertà – ha fatto riferimento il gup Sandro Pecorella sulla sentenza del processo Grimilde.

Ieri, dopo le parole del gup («In pochi hanno denunciato la ’ndrangheta a Brescello»), diversi brescellesi sono increduli. Nella piazza centrale del paese ieri si sono viste poche persone – complici le limitazioni anticovid – e si contano sulle dita di una mano quelle che usano il termine ‘ndrangheta.

«Brescello è un paese calmo, tranquillo. Si vive bene. Il Comune è stato sciolto per una cavolata. Hanno voluto incriminare il sindaco Coffrini, lui non c’entrava niente», assicura Vincenzo Sarli, originario della Basilicata ma che da 40 anni vive a Brescello. Se si prova a chiedergli della famiglia Grande Aracri, Sarli, dice: «Hanno sempre lavorato. Io li conosco come lavoratori. Non ho mai avuto niente con loro. Poi non so quello che nella vita privata fanno gli altri».

Il paese di Brescello viene descritto come una sorta di vittima, prima delle inchieste, poi delle sentenze degli ultimi anni, che hanno coinvolto la cosca originaria di Cutro.

«Non è solo colpa dei calabresi, assolutamente. La ‘ndrangheta a Brescello c’è e continua ad esserci. Non doveva succedere questo “bagaglio” della ‘ndrangheta», commenta Sandro Roma, dipendente del Comune. Sono tanti, però, i cittadini incontrati che non vogliono rilasciare dichiarazioni. «Ho premura», dice uno di loro passando davanti alle statue di don Camillo e Peppone. «Devo andare a lavorare», risponde un altro sorseggiando un caffè. E se si prova a parlare di omertà, lo stesso Sandro Roma afferma: «Secondo me l’omertà può essere un problema generale di questo paese». La pensa in maniera completamente opposta Igor Minotto. Domanda: c’è la ‘ndrangheta a Brescello? Risposta: «Ultimamente non se ne sente molto parlare. Vent’anni fa c’era». E se gli si prova a parlare di Aemilia e di omertà, dice: «Aemilia è stato uno spartiacque. Adesso c’è una giunta comunale che lavora bene. Il paese funziona e non pecca assolutamente di omertà».

C’è anche chi dichiara che tra Coffrini e nuova amministrazione comunale, dopo lo scioglimento del Comune per ‘ndrangheta, non è cambiato molto. È di questo avviso Silvia Villani, educatrice a Parma: «Gli ultimi titoli di giornale confermano quello che, purtroppo, si sa da molto. Quella famosa notte del 2015 non la dimenticherò mai. Io, a differenza di molti concittadini, non mi sono sentita offesa da quell’inchiesta». Silvia Villani non si definisce “negazionista” della ‘ndrangheta; anzi, la condanna fortemente. E aggiunge: «Io condanno la ‘ndrangheta a Brescello come in tutta Italia. Il paese, però, offre davvero pochi servizi per i cittadini. Non è cambiato nulla con la nuova amministrazione».

Ci sono anche giovani come Enea Voicu che, parlando di ‘ndrangheta, commenta: «Ho avuto degli amici figli di persone arrestate. Io, però, da giovane brescellese mi sono sempre fatto gli affari miei. Le inchieste sono affari loro».

C’è anche chi, a Brescello, vive da poco, come la maestra Flora Cangiano, che chiosa: «Sono qui da poco e ci vivo bene. Ho letto qualche articolo e mi sono documentata. Però devo dire che si percepisce poco questa nomea generale». Alcune persone che non vogliono rilasciare dichiarazioni alzano le mani affidando il tutto alla teatralità della piazza brescellese. Il Cristo Parlante, invece, non ha potuto dire niente. Se avesse potuto, chissà cosa avrebbe detto. —

Luca Giuseppe Murrone

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