Muto accusato di false fatture «No, lavori veri»
reggio emilia. Ancora un processo – in tribunale – con la falsa fatturazione come “cuore” della controversia e sotto accusa c’è l’imprenditore edile d’origine cutrese 65enne Antonio Muto, condannato in secondo grado in Aemilia e collegato con l’aula dal carcere di Ancona.
La vicenda risale al 2011, con nel mirino otto fatture per comprensivi 140mila euro intestate alla ditta “La Nuova Quattro Emme” operativa a Reggio Emilia (di cui Muto figura come legale rappresentante) ed emesse nel 2010 dalla società “Igloo srl” sempre con sede in città.
E per la Procura si tratterebbe di evasione fiscale – per 38.600 euro ai fini Ires e 28mila euro ai fini Iva – perchè le fatture si riferirebbero ad opere edili mai eseguite undici anni fa in un cantiere di via Gorizia. Una ricostruzione confermata ieri – davanti al giudice Chiara Alberti – dall’impiegato dell’Agenzia delle Entrate che fece gli accertamenti sulla documentazione contabile in suo possesso e che ha descritto la società “Igloo srl” come un evasore totale, senza dipendenti ed attrezzature e che in quel 2010 fece acquisti di materiali per 34mila euro, che non sarebbero sufficienti per affrontare i lavori edili generici descritti nelle fatture emesse. Una tesi aggredita dagli avvocati difensori Carmine Migale e Giovanni Tarquini, partendo da una concreta constatazione: fra il 2010 e il 2011 in quel cantiere di via Gorizia sorsero effettivamente sei villette. E i due legali hanno fornito il contributo dato dalla “Igloo srl” in quelle opere edili per conto della ditta di Muto, depositando le buste-paga dei lavoratori ingaggiati (il tutto certificato dall’Agenzia del lavoro) per lavori relativi all’intonaco e di carpenteria. Sentito uno di quegli operai («Con altri ragazzi, ho lavorato per la “Igloo” in quel cantiere per 3-4 mesi nel 2010), ma anche il geometra che ha redatto il progetto e ha seguito la costruzione delle villette («Una era stata finita subito, le altre cinque solo quando erano state vendute») per conto dell’impresa “La Nuova Quattro Emme”. Il tutto confermato da un giovane parente di Muto che vi aveva lavorato come operaio in quel cantiere e dallo stesso imputato che, in videoconferenza, è stato sentito dal carcere come ultimo testimone.
Nella prossima udienza di metà maggio discussione e sentenza. —
T.S.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
