«Sporcizia e topi ma il Comune pensa al ponte»
Il comitato di via Turri invia un richiamo scritto in municipio «Prima fate funzionare la differenziata e le manutenzioni»
Roberto Fontanili
REGGIO EMILIA. Ironia e malcontento per non essere né ascoltati, né coinvolti, sono i due registri utilizzati da un gruppo di cittadini che si qualificano come “La voce di via Turri”, per contestare il metodo adottato dal Comune nel percorso di partecipazione al progetto di riqualificazione della zona stazione. Sotto accusa, in questo caso, non è tanto lo sgombero ipotizzato di uno stabile in via Turri, quanto il progetto di realizzare un ponte ciclopedonale che dovrebbe collegare via Turri e il Tecnopolo. Un’opera che nelle intenzioni del Comune dovrebbe ricucire la cesura storica, rappresentata dalla ferrovia, che taglia a metà una parte di Reggio mentre, sottolineano i residenti, «i problemi del quartiere sono altri».
Il gruppo di cittadini contesta il metodo usato dal Comune con una lunga lettera aperta in cui chiede in modo garbato «un maggior ascolto da parte dell’amministrazione comunale, anche con gli strumenti già messi in campo come i tavoli tematici costituiti per la riqualificazione della zona stazione».
«Alcuni giorni fa – scrivono – siamo venuti a conoscenza della novità nel progetto di riqualificazione della zona stazione: un collegamento tra via Turri e la zona del Tecnopolo con un ponte ciclopedonale. Per questa realizzazione il Comune parteciperà a un bando nazionale per l’innovazione». Poi, con ironia continuano: «Come cittadini siamo ammirati dall’eleganza strutturale del ponte in stile nord Europa e anche dal significato simbolico del ponte stesso», ma c’è un però: «Come abitanti del quartiere stazione – chiosano – siamo sorpresi per il metodo con il quale sono proposti e presentati progetti per il quartiere, modalità già incontrate in altri contesti come “Abitare 902-abitare solidale”. Gradiremmo che i progetti fossero frutto di percorsi veramente partecipati fra amministratori, cittadini e tecnici. Questo perché viviamo quotidianamente diverse criticità di primaria importanza, da risolvere prima di altre opere».
Poi arriva l’elenco delle cose che non funzionano in quella zona e sulle quali il Comune potrebbe intervenire, perché per i residenti sono prioritarie. Problemi quotidiani che potremmo sintetizzare nel mancato funzionamento della raccolta differenziata e nella forte presenza di topi, nel fenomeno del parcheggio selvaggio, della scarsa manutenzione degli stalli e della pavimentazione stradale e da ultimo l’assenza di spazi pubblici per favorire la coesione sociale nel quartiere. Senza sconti il gruppo “La voce di via Turri” sostiene che «la raccolta differenziata nella nostra zona non funziona, con il conseguente abbandono libero dei rifiuti e uso improprio dei bidoni stradali esistenti. Ciò porta a una consistente presenza di topi sia sul suolo pubblico che negli spazi comuni dei palazzi».
Per poi spiegare che c’è un problema reale di mobilità «dal momento che non vi è corrispondenza tra il numero di garage e quello degli appartamenti, molti residenti sono costretti a utilizzare gli spazi pubblici. Tuttavia, data l’assenza di stalli, si crea il fenomeno del “parcheggio selvaggio”. Inoltre le aree di parcheggio della zona necessitano di manutenzione».
Da ultimo i cittadini chiamano in causa il Comune sottolineando che mancano spazi di socializzazione e che anche “Binario 49” di proprietà comunale non è disponibile a collaborare. «Attualmente – sottolineano – nella zona non ci sono luoghi preposti per incontri e attività utili ai residenti del quartiere. Purtroppo, Binario 49, pur essendo di proprietà comunale non si rende disponibile a nessuna apertura per gli abitanti del quartiere di ogni fascia d’età». A cui si aggiunge che “il chiosco-bar Caffè Reggio”, in piazza Secchi, è chiuso dalla fine del 2019. Infine anche lo spazio al numero civico 27 di via Turri non ospita più nessuna attività, in quanto l’amministrazione comunale non ha rinnovato alcuna convenzione dopo il 31 dicembre 2020. «Riteniamo indispensabile – concludono i cittadini – una presenza socio educativa continuativa per garantire maggior vivibilità al quartiere. Questi problemi, insieme ad altre criticità preesistenti nella zona e peggiorate per l’emergenza Covid, hanno acuito la situazione drammatica di molte famiglie». —
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