Comunità familiare a disposizione di chi ha bisogno di accoglienza
L’esperienza di una coppia di coniugi che ora ha aperto un centro (ancora da utilizzare) per madri vittime di violenza
Andrea Mastrangelo
CORREGGIO. Un’esperienza sociale importante, e voluta dal territorio, che rischia di non essere valorizzata, in un momento in cui la violenza sulle donne è diventata emergenza. A Correggio è attiva la comunità familiare “Il nido dei piccoli” della Coop. Volerevolareoltre, una realtà creata da una coppia di coniugi provenienti dalla provincia di Bergamo – Marusca Paganessi e Lorenzo Gusmini – che hanno costruito la propria vita attorno al concetto di accoglienza, intesa in senso ampio partendo dalla fede cristiana. Correggio venne scelta ormai diversi anni fa “seguendo il lavoro”; Gusmini è elettricista e nella Bassa reggiana intravide la possibilità di svolgere in modo migliore la propria attività. Quando arrivarono, Marusca e Lorenzo erano una coppia di genitori con sei figli, la settima nacque a Correggio. Da allora hanno prestato accoglienza e assistenza per i più diversi casi di necessità: bambini in affido, coniugi separati senza altra possibilità di sistemazione, adolescenti in difficoltà. Particolarmente struggente è stata l’esperienza con un minore che avrebbe dovuto rimanere solo pochi giorni e che invece restò in affido fino al ricongiungimento con la madre, che nel frattempo era riuscita a ottenere un diploma e a trovare un lavoro.
Sulla scorta di questo importante bagaglio sociale, Marusca Paganessi, il marito Lorenzo e le loro figlie hanno dato vita a una nuova realtà, che si trova sull’Appennino modenese. Ricevuta dai frati Minori dell’Antoniano di Bologna la disponibilità di un vasto immobile a Fanano, lo hanno riadattato grazie anche alla grande disponibilità di lavoro volontario e di donazioni, trasformandolo in luogo di accoglienza per madri vittime di violenza in famiglia, accompagnate dai loro figli. Si tratta di una struttura di quasi 900 metri quadrati, accreditata a dare risposte a casi di emergenza.
«Prima di aprire – spiega Marusca Paganessi – abbiamo svolto un’indagine. Avevamo l’intenzione di creare una comunità educativa ma furono le istituzioni stesse che ci proposero di istituire un centro di accoglienza mamma-bambino; era questa la priorità».
Quella che è diventata “Casa Antonella” ha ottenuto tutti gli accreditamenti necessari, superando l’esame di commissione prefettizia, Ausl, Comune di Fanano, Unione dei Comuni, educatori e assistenti sociali. Tutto sistemato, verrebbe da dire. Non proprio. Perché questa comunità, che gode dell’appoggio di volontari, al momento non è decollata per mancanza di richieste di utilizzo pur essendo pronta da diversi mesi.
«È vero che il Covid ha creato un deserto attorno a tutto ciò che è vita sociale – afferma Marusca Paganessi – ma qui siamo al punto che a fronte di una emergenza sociale non vengono utilizzate le risorse a disposizione. I giornali e le televisioni non fanno altro che parlare di violenza in famiglia eppure non vediamo arrivare le persone che saremmo pronti ad aiutare. Forse si pensa che in una zona come questa sia difficile accedere ai servizi di base, ma non è così. Non siamo fuori dal mondo; le scuole sono a 50 metri, c’è l’ospedale, abbiamo a disposizione anche la neuropsichiatria infantile per seguire i più piccoli e le forze dell’ordine sono presenti con un protocollo di intervento già stilato. Il Comune stesso ci ha messo a disposizione ulteriori ambienti e per eventuali stranieri c’è anche il corso di italiano nella vicina Pavullo. Insomma, non ci manca nulla. Cerchiamo solo di mettere a disposizione della comunità le risorse che abbiamo. E non sono poche». —
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