I reggiani e la passione del volo Oltre cento i brevetti da pilota
In aumento le persone che si rivolgono ai corsi della Top Gun Fly School Un modo per evadere dalle restrizioni agli spostamenti legati alla pandemia
Luigi Vinceti
REGGIO EMILIA. Crescono i reggiani che sanno volare. Sono infatti oltre cento coloro che hanno acquisito il brevetto da pilota di aereo e sono così in grado di fuggire dalle limitazioni che sta imponendo la pandemia. In effetti è diventato difficile muoversi, non solo per valicare i confini nazionali ma anche per superare quelli delle Regioni e addirittura passare da un Comune all’altro se non a rischio di incappare in costose sanzioni. Meglio allora provare a viaggiare in cielo.
È ciò che debbono aver pensato molti nostri concittadini che hanno deciso di iscriversi alla Top Flay School, l’associazione sportiva di volo da diporto che nello scalo reggiano ha sede da decenni, da quando il compianto Vincenzo Baroni vi ha portato la sua esperienza di pilota. Sono più di un centinaio i reggiani abilitati al comando di un velivolo. In buona parte si tratta di uomini ma tante sono pure le donne e, non a caso, a presiedere l’Associazione sportiva Top Gun è Lorena Davoli, vedova del compianto fondatore. È lei che coordina chi sta studiando e chi è abilitato (si va dai 18 ai 76 anni) ad abbandonare la trincea della terra per navigare liberi in cielo. Naturalmente ci sono dei limiti all’atterraggio in piste lontane, ma quando si è lassù ci si sente davvero leggeri. Covid permettendo, sono tanti coloro che sperano di poter organizzare anche quest’anno i due “open day”, in primavera e autunno, che consentono di far provare ai visitatori il piacere di volare.
A dirigere il gruppo è Marco Vinci, ex pilota militare, ma a dare un aiuto (chi organizza le lezioni attraverso una lavagna elettronica, chi fa manutenzione agli hangar ed agli aerei) diversi volti noti, da Sergio Soliani a Paolo Panciroli, dal giovane aspirante istruttore Alex Zatti a Buratti, Pinotti, Varini ed altri ancora. Tutti danno insegnamenti e consigli, senza fini di lucro, con autentica passione. A disposizione ci sono una decina di velivoli biposto e, fra pochi giorni, sarà disponibile un altro Everton Eurostar che arriva dalla Cecoslovacchia. Ovviamente prima di decollare occorre l’attestato di volo da diporto classe 3, ala fissa o rotante, seguire corsi di fonia, superare esami di formazione utilizzando, a noleggio, gli aerei della scuola reggiana.
Il volo classico porta a vedere dall’alto Po, Enza e Secchia, a sorvolare la Pietra di Bismantova, i castelli del Bianello, Canossa, Rossena con le cave di basalto, osservare le principali piazze della città, i gioielli di Calatrava. L’addestramento va da semplici voli di prova e ambientamento a quelli acrobatici; tanti i corsi di pilotaggio. E, quando è possibile, si arriva a Rimini in 40 minuti, all’Isola d’Elba in poco più di un’ora. Qualche anno fa alcuni soci del club hanno compiuto un giro d’Italia in quattro giorni.
La tradizione non manca. Qui prese ad esempio il brevetto – ma allora non c’era ancora la Top Gun Fly School – il tre volte Campione del mondo di Formula Uno Nelson Piquet, e lo stesso ha fatto il musicista Griminelli. Ora prima di imbarcarsi occorre sanificare l’abitacolo e le cuffie che pilota e accompagnatore indossano. Dal momento in cui si accende il motore e si controllano gli strumenti collegati alla torre (dove opera Monica) inizia la lezione e si possono seguire i giri del carburatore, guardare il flap, decollare da 90 a 120 chilometri orari e portarsi a 400 metri di altitudine. Vicino agli hangar si può così notare l’Arena Eventi, lo spazio dei paracadutisti. Accanto all’Aeroporto Tricolore Bonazzi anche le insegne dell’Euroavia, dell’Osteria dell’aviatore, dell’Istituto Aeronautico Nobili con la formazione superiore dell’Aviation College. In pratica dall’ingresso da via dell’Aeronautica tutto parla di piloti. —
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