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In divisa ripuliscono i palazzi di via Turri La comunità marocchina ora ha gli scout

Enrico Lorenzo Tidona
In divisa ripuliscono i palazzi di via Turri La comunità marocchina ora ha gli scout

L’associazione ha attivato diversi progetti: «Ma non riusciamo a proporli al Comune perché non ci danno più ascolto»

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Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA. Quattro mesi fa hanno affittato un ufficio in via Paradisi tappezzandolo di foto, trofei, attestati e cimeli sia italiani sia marocchini, per testimoniare anche agli occhi di Reggio Emilia che loro ci sono.

Ma sono andati anche oltre e un mese fa hanno fondato il primo gruppo scout della comunità marocchina di Reggio, che conta trenta iscritti e per i quali ci sono già le divise: «L’altro giorno li abbiamo portati a ripulire i cortili dei palazzi qui di via Turri e via Paradisi – racconta Abderrahim Mouloudji, presidente dell’Alleanza democratica delle associazioni marocchine –. Facciamo moltissime cose ma non riusciamo più ad avere un rapporto diretto con il Comune di Reggio. Abbiamo inviato notizie e comunicazioni ma, tra il Covid e il resto, non abbiamo avuto risposta. Ed è già da prima del Covid che non c’è più stata l’attenzione di una volta».

Fuori dall’ufficio diventato sede dell’associazione, c’è un via vai di persone tra residenti dei palazzi – peraltro oggetto di un progetto di riqualificazione da parte del Comune, sul quale non sono mancate le polemiche – e avventori. Accanto c’è l’atelier creativo Paradise Street della comunità Papa Giovanni XXIII. Poco più avanti un negozio di vestiti e oggetti usati, soprattutto per bambini. Un microcosmo dove è alta anche la presenza di cittadini di origine marocchina, tenuta insieme in parte anche dall’associazione di Mouloudji, che prende in mano i trofei vinti con il torneo Uisp. «Abbiamo cinquanta ragazzi che giocano con noi a calcio a cinque e il campo lo paghiamo noi per tutti, reggiani compresi. Abbiamo vinto due volte la coppa per questo quartiere, che portiamo avanti anche a livello sportivo» spiega, «e tra gli scout ci sono ragazzi algerini, magrebini, anche italiani. C’è un po’ di tutto. Ma è quello il nostro obiettivo: fare comunità, qui in questa zona non semplice. Però non riceviamo l’attenzione che meritiamo da parte dell’amministrazione e non ne capiamo il motivo. Reggio è riconosciuta come la città dell’intercultura e noi ci sentiamo parte di questa società che parla di integrazione ma ne siamo di fatto esclusi. Siamo anche disposti a scrivere all’Europa di questa nostra esclusione».

A lasciare l’amaro in bocca sarebbe l’invio di una richiesta di incontro che non avrebbe trovato risposta, oltre alla chiusura del Centro Reggio Est, dove ha poi trovato posto il Binario 49. «Il Marocco ha pagato con i suoi soldi molte iniziative fatte a Reggio Emilia. Nessuno ora ci ha voluto ricevere e vogliamo solo sapere il perché».

La realtà recente parla di un alto grado di attenzione profuso soprattutto dagli assessori delle precedenti consiliature. «Noi siamo un angolo di Reggio che vuole far conoscere anche questa parte della città. Abbiamo qui con noi il Tricolore. Esportiamo la cultura reggiana ad altri connazionali che vivono in America, in Europa, in Africa. Abbiamo sempre chiesto al Comune di far svolgere a noi la loro attività sociale qui. Abbiamo tante idee e questo laboratorio, abbiamo avviato lo scoutismo, raccolto più di dieci sacchi di rifiuti, vetro, siringhe. Vogliamo solo essere ascoltati dall’amministrazione per proporre i nostri progetti». —

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