«I Grande Aracri? Nessuna sudditanza E la multa è stata pagata»
BRESCELLO. «Il sindaco Elena Benassi mi ha chiesto solo semplici informazioni e mi ha anche detto che non era sua intenzione effettuare indagini interne, perché non rientra nelle sue competenze. Io sono tranquillo. Ho fiducia nell’operato dei miei uomini, e anche da parte mia non ci sarà alcuna indagine nella polizia municipale dell’Unione Bassa reggiana».
Parole e musica di Carlo Alberto Romandini, comandante del Corpo unico di polizia locale, che ha qualcosa da dire sulle polemiche suscitate dalle parole del gup Sandro Pecorella in merito alla sentenza “Grimilde”.
«A me pare che esprimere giudizi senza aver letto una sentenza di quasi 1.500 pagine e riassumerla in poche righe sia, a dir poco, fuori luogo. Poi vorrei che qualcuno mi spiegasse cosa c’entra Brescello con la ditta mantovana che è andata a chiedere aiuti al presidente del consiglio comunale di Fratelli d’Italia di Piacenza – prosegue il comandante Romandini –. Inoltre, non vedo nessuna sudditanza della polizia locale nei confronti di affiliati alla famiglia Grande Aracri, come quello che si è vantato di aver preso una multa e di averla strappata in faccia all’agente che gliela aveva comminata. Tra l’altro, quella multa è stata pagata. E a noi non interessa se è stata la persona multata o un suo “sottoposto” ad averla pagata. Non andiamo certamente alle Poste a controllare chi paga le sanzioni. Credo che se ci fossero stati episodi di “sudditanza” la magistratura avrebbe sicuramente indagato, ma non esistono fascicoli in tal senso».
Il comandante Romandini difende pertanto l’operato dei suoi agenti: «Non ritengo, nel modo più assoluto, di dover fare integrazioni o iniziare indagini perché sono sicuro che i miei uomini hanno lavorato bene, nonostante le difficoltà. Inoltre, come Corpo di polizia abbiamo sempre collaborato con tutte le altre forze di polizia. La magistratura, tra l’altro, ci ha manifestato attestati di stima e di apprezzamento per il lavoro svolto. Io posso documentare tutte le nostre attività, ma per varie ragioni, non solo di privacy, non possiamo renderle pubbliche».
Le affermazioni del gup Sandro Pecorella contenute nelle motivazioni della sentenza del processo Grimilde hanno scatenato una “tempesta perfetta” a Brescello dove, in questi giorni, la polemica è divampata anche in seguito all’abbandono della Commissione legalità del Comune da parte del gruppo “Rita Atria” di Agende Rosse . —
M.P.
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