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«Mi chiamo Lauro e sono disabile: ho fatto il vaccino, ora sono felice»

«Mi chiamo Lauro e sono disabile: ho fatto il vaccino, ora sono felice»

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CASTELNOVO MONTI. Lo conoscono tutti in montagna: “il Boss” è il suo soprannome universalmente noto. Lauro Torri è una delle persone più tenaci e dinamiche che si possano incontrare: la sua disabilità non lo fermava davanti a nulla. Da grande appassionato di musica, ad esempio, partecipava a grandi concerti dei suoi cantanti preferiti (Italia loves Emilia, Ligabue, Vasco Rossi, solo per fare qualche esempio) ma più in generale è una persona che ama stare insieme agli altri e, nonostante le difficoltà nello spostarsi, con la sua carrozzina elettrica che manovra con i movimenti della testa era quasi quotidiana una sua visita al centro di Castelnovo, il luogo dove vive (è originario di Succiso) in residenza protetta in via Bismantova.

Queste uscite gli permettevano di incontrare tantissimi amici, che si fermano in ogni occasione a parlare con lui: Lauro è dotato di grandissima simpatia, e ha un sorriso contagioso. Ma da un anno anche lui si è dovuto fortemente limitare, vivendo quasi in reclusione, a causa del Covid.

Venerdì però, dopo tanta attesa, ha finalmente ricevuto la prima dose del vaccino: un momento molto importante che ha voluto raccontare lui stesso alla Gazzetta. «Sono disabile dall’età di 9 mesi – scrive Lauro – per un errore in una puntura lombare. Oggi, venerdì 12 marzo, faccio finalmente il vaccino anti-Covid 19 e vorrei rendere pubblico questo bellissimo e felice momento. Lo voglio sfruttare anche per raccontare tutto il periodo davvero triste della pandemia, che ho trascorso sempre chiuso in casa, fra quattro pareti, senza vedere, parlare con amici e parenti. Soltanto raramente ho potuto vedere o incontrare persone, ma tenendole fuori sulla porta della camera, perché dopo il grave incidente stradale che ho subito (nel 2014 fu investito da un’auto in paese: pochi pensavano che ce l’avrebbe fatta, e invece anche in quell’occasione la sua tempra stupì tutti, ndr), sono diventato delicato, fragile. Avevo molta paura di incontrare il terribile virus, quella brutta bestiaccia invisibile».

«Fortunatamente – prosegue Lauro – esistono le varie piattaforme digitali che permettono di passare un po’ del tempo a parlare e vedere i cari amici lontani. Anche la mia vita giornaliera ha dovuto subire un bel cambiamento sociale: mi alzo, faccio colazione, mi posiziono davanti al computer, ascoltando in sottofondo della bella musica con la radio, guardo la tv, mangio, ritorno al pc, ceno, subito ritorno al lavoro telematico, vado a letto. Sempre così per un anno: ormai sono stanco, ma vedo che questa pandemia continua in peggio. Senza avere una piccola speranza di miglioramento. Anch’io voglio la distrazione, il divertimento, il bar, il cinema, la pizzeria, feste, teatro, compagnia, amici, viaggiare e il mare. Se mi permettete vorrei esprimere un parere al riguardo: non riesco a comprendere la testa della gente. È più di un anno che vediamo morire milioni di persone per il Covid in tutto il mondo, tutti parlano di questo nemico terribile, invisibile, mortale, sentiamo testimonianze delle sue conseguenze. E dopo tutto questo si vedono ancora persone menefreghiste che girano senza mascherine, né distanziate, fare assembramenti. Ritengo che questo non sia per niente rispettoso né altruista ma solo tanto egoista». —

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