Gazzetta di Reggio

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BRESCELLO, PROCESSO Grimilde 

«Non conosciamo quei fatti quindi vogliamo approfondire»

Sindaco e giunta replicano al Sulpl dopo le motivazioni del gup sulla sentenza  «Il comandante del Corpo unico ci rassicura circa l’operato della polizia locale»

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BRESCELLO. Alcuni passaggi delle oltre 1.400 pagine con cui il gup Sandro Pecorella ha motivato la sentenza del processo Grimilde chiamano in causa il Comune di Brscello e, in particolare, la polizia locale. Il giudice afferma che «nonostante le inchieste per mafia abbiamo ampiamente parlato di Brescello, a denunciare o a parlare apertamente sono stati in pochi». E aggiunge che «a distanza di qualche anno la situazione non appare cambiata, almeno nelle sue manifestazioni spicciole esteriori, dato che anche nell’attualità, la polizia municipale di Brescello non fa la multa in caso di sanzioni stradali, tipo divieto di sosta, agli appartenenti della famiglia Grande Aracri». E ancora: «Il personale del municipio sembrava ancorato all’inconsapevolezza e al timore verso l’argomento criminalità organizzata». La segreteria generale del Sulpl (Sindacato unitario lavoratori della polizia locale) ha gridato alla «campagna mediatica diffamatoria» e se l’è presa anche con la sindaca Elena Benassi. . Quest’ultima, a nome della giunta, afferma: «Il Comune di Brescello, come abbiamo dichiarato da subito, non commenta una sentenza che, per il rispetto dovuto alla magistratura, deve solo essere accettata e applicata. Il lavoro che stiamo sviluppando nella direzione della legalità e l’impegno con cui stanno procedendo alcune azioni in tal senso esemplari, parlano per noi. Tuttavia siamo certi che applicare una sentenza significhi anche fare chiarezza su fatti e comportamenti che in essa il giudice ha ritenuto di descrivere e riportare. E se quei fatti riguardano strutture della pubblica amministrazione, il Comune ha il dovere di agire per chiarirne il senso. Proprio per questa ragione, all’indomani del deposito della sentenza, abbiamo chiesto approfondimenti al comandante del Corpo unico della polizia locale dell’Unione bassa reggiana, per valutare l’eventuale sussistenza di fatti di cui il Comune di Brescello non è mai stato a conoscenza. Questo non inficia il fatto che vi sia piena e costante collaborazione con gli agenti oggi in servizio e con il comandante del sub-ambito territoriale di cui Brescello fa parte; peraltro, da parte sua, il comandante del Corpo unico ci ha fornito ampie rassicurazioni circa l’operato della polizia locale nel nostro Comune».

E prosegue la giunta brescellese: «Se tutto ciò ci tranquillizza, è doveroso tuttavia svolgere alcune valutazioni sulle posizioni assunte dal rappresentante nazionale del Sulpl. Da parte nostra è forte il rispetto per il personale che opera sul nostro territorio; e non ci permettiamo di denigrarne l’operato. Nel richiedere un approfondimento dei fatti – lo diciamo però con chiarezza – svolgiamo semplicemente il compito che ci assegna la legge. Il rappresentante del Sulpl infatti conoscerà bene l’articolo 50 del Testo unico degli Enti locali che affida al sindaco il compito di sovrintendere “al funzionamento dei servizi e degli uffici e all'esecuzione degli atti”. Ebbene, la polizia locale rientra fra i “servizi e uffici” del Comune; e il sovrintendere al suo funzionamento è dunque un obbligo di legge a cui sindaca e giunta non intendono sottrarsi. Quindi, non c’è nulla da “respingere al mittente”; non c’è una sindaca da “richiamare e consigliare a maggiori riflessioni prima di rilasciare interviste”; e neppure ci sono da chiedere “inchieste giudiziarie sull’operato dei precedenti amministratori”».

«Al rappresentante del Sulpl e ai suoi iscritti – conclude la giunta di Brescello – va solo rivolto l’invito a interpretare al meglio il ruolo che svolgono e che impone il rispetto per le istituzioni con cui si rapportano. Perché nessun sindacato – e nessun suo segretario o portavoce – è al di sopra della legge e degli organi amministrativi degli enti nel cui ambito la polizia locale è inquadrata». —

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