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Nasce in montagna il comitato genitori contro la Dad: «Cosa resterà?»

Nasce in montagna il comitato genitori contro la Dad: «Cosa resterà?»

Castelnovo MOnti, hanno mandato una lettera ai sindaci e si battono contro la chiusura delle scuole in zona arancione e rossa

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CASTELNOVO MONTI. Ha visto mettersi in moto alcuni genitori dell’Appennino, ma è presto diventata una realtà di livello provinciale, il nuovo comitato “Priorità alla scuola”, che riunisce famiglie che chiedono la riapertura immediata delle scuole e l’abbandono all’attuale situazione della didattica a distanza. Un comitato che si presenta con una lettera-manifesto, inviata anche a tutti i sindaci, attraverso la quale presenta le proprie istanze e chiede di farsi promotori di azioni presso il governo.

«La chiusura delle scuole non dovrebbe essere presa in considerazione in zona arancione, e andrebbe scongiurata anche in zona rossa, a tutela dei diritti dei minori e di quello all’istruzione in particolare – scrivono –. La chiusura delle scuole non è ammissibile mentre la gran parte delle altre attività resta aperta. È da ottobre che studenti e studentesse delle scuole superiori seguono forme di “didattica mista”, eufemismo per dire che la didattica in presenza è decurtata del 50% o più. Le adolescenti e gli adolescenti si chiedono se mai riprenderanno ad avere una scuola che funziona per accoglierli, una scuola realmente inclusiva».

«I genitori si chiedono cosa resterà della credibilità della scuola al termine degli anni scolastici in pandemia – vanno avanti –. Insegnanti e dirigenti scolastici vedono i loro sforzi per mantenere la didattica in presenza rimessi di continuo in discussione e frustrati. La sospensione della didattica in presenza per i servizi educativi e dei cicli inferiori (nidi, infanzia, primaria, secondaria inferiore) è una misura che calpesta le vite dei più piccoli e dei loro familiari. Siamo a dodici mesi dalla prima chiusura delle scuole nel 2020, e ormai conosciamo bene i danni che questa situazione ha provocato. Le/gli adolescenti hanno già subito abbastanza, non meritano di ricevere i colpi di nuove chiusure, i danni in termini psicofisici e formativi stanno diventando irreparabili».

«Le più piccole e i più piccoli sono ancora meno in grado di gestire la didattica a distanza sia da un punto di vista organizzativo sia sul piano emotivo. Tutto ciò ha un impatto enorme sulle famiglie – fanno notare – tutte condividono le stesse difficoltà, ma sappiamo, dati alla mano, che sono quelle più fragili sul piano sociale, economico, culturale a pagare di più. Le conseguenze della chiusura di ogni ordine e grado di scuola, di nuovo, si riverseranno sulle famiglie, già vessate psicologicamente ed economicamente, costringendo soprattutto le donne a ulteriori sacrifici. Alcuni faranno ricorso ai nonni, proprio quella categoria considerata fragile e a rischio, ma su cui moltissime famiglie si appoggiano non avendo altra scelta, per carenza di servizi pubblici. Le istituzioni dovrebbero esserci vicine, non colpirci in nome della caccia all’untore».

Conclude, il nuovo comitato: «L’esperienza di dodici mesi ci ha indicato che la chiusura delle scuole ha un impatto violento sull’intero tessuto sociale, e mette a repentaglio la salute intesa così come l’Oms la definisce sin dagli anni Cinquanta: “uno stato di benessere fisico, mentale e sociale e non semplice assenza di malattia”. Si aggiunga che la Regione Toscana, insieme ai Comuni, ha fortemente sostenuto l’apertura delle scuole, dimostrandolo con i fatti. In questi mesi ha supportato l’implementazione di protocolli di sicurezza che hanno ben pochi equivalenti nel resto della società e della attività sociali. La campagna vaccinale ha subito contemplato il personale scolastico e ora un’altissima percentuale dei lavoratori e lavoratrici del mondo della scuola è già vaccinata». «Nella nostra Regione, sarebbe incomprensibile una chiusura delle scuole giustificata con la necessità di accelerare un piano vaccinale che sta avanzando molto a rilento a scuole aperte» riflettono.

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