Gazzetta di Reggio

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Un recinto fatto di pregiudizi

Giacomo Bedeschi
Un recinto fatto di pregiudizi

L'editoriale del direttore Giacomo Bedeschi sui commenti razzisti alla foto di Matteo Reggiani. Per chi ha seminato offese ricordiamo l'esistenza del codice penale. Abbiamo deciso di non soprassedere più.

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REGGIO EMILIA. C’è una madre, con il cuore e l’animo a pezzi, che racconta l’amore per il figlio che ha curato per 46 anni sorreggendolo e proteggendolo. Parlando ogni giorno con lui anche se dalla bocca di quel bambino poi diventato uomo le parole non potevano uscire.

È l’amore di una madre che si dispera perché ora suo figlio non c’è più, ucciso dal Covid senza aver potuto ricevere il vaccino perché alle categorie protette l’attesa dose toccherà solo a partire da domani. La storia di Matteo ha un finale purtroppo già visto mille volte in quest’ultimo anno: il ricovero, la morte e un funerale senza nessuno.

La Gazzetta di Reggio l’ha raccontata ieri, con la foto di Matteo: quella scelta da mamma Elsa e che più le piaceva per ricordare suo figlio. Ci sarebbe solo una reazione umana davanti a tutto questo: l’affetto. Invece ieri sulle nostre pagine social abbiamo visto anche altro.

Abbiamo scoperto tracce di un pensiero che può avere un solo nome: razzismo. «Almeno la foto… Potevate avere rispetto», dice qualcuno. «Il punto è che la foto non andava pubblicata», pontifica un’altra. No. Il punto è un altro: la disabilità non è una vergogna.

Ecco, non c’è nulla di sconveniente. È pensando che la foto di Matteo non vada pubblicata che si continuerà a rinchiudere la disabilità in un recinto di pregiudizi e falso rispetto, in un cortile fatto solo di ipocrisia. Per noi Matteo non è diverso da nessuno. La maggioranza, per fortuna, la pensa così.

Ne siamo certi, confortati in questo dalla stessa signora Elsa abbracciata ieri dall’affetto di tante persone che hanno letto la notizia. Un solo avvertimento: tra i vari commenti c’è chi, al solito, ha varcato i limiti. Qualcuno spruzzando negazionismo, altri seminando offese. Per i primi allarghiamo le braccia, agli altri ricordiamo invece che c’è un interessante volume da consultare. Si chiama codice penale. Abbiamo deciso di non soprassedere più.

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