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castelnovo monti, il dibattito sui punti nascita 

«I servizi di prossimità sempre più auspicabili»

«I servizi di prossimità sempre più auspicabili»

Parla il pediatra e capogruppo di maggioranza Carlo Boni «La sanità deve intercettare i bisogni della comunità»

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Castelnovo Monti. «La rivoluzione che la medicina ha vissuto negli ultimi anni rendeva impellente rivedere la scelta di chiusura dei punti nascite: oggi i servizi di prossimità sul territorio non sono soltanto sostenibili, bensì fortemente auspicabili». Ad affermarlo è il dottor Carlo Boni, pediatra castelnovese, consigliere comunale, capogruppo di maggioranza che ha lavorato a supporto delle tematiche legate alla sanità, e sulla situazione del punto nascite.

«La conferma del presidente Bonaccini di voler riattivare il punto nascita del nostro ospedale – spiega Boni – non può che trovare d’accordo l’amministrazione di Castelnovo Monti, che si è sempre battuta nel tentativo di mantenere aperto il reparto in piena sicurezza. La ricerca di un dialogo a più livelli, tra istituzioni locali, con la Regione e anche con il ministero della Salute, ci aveva visti portare elementi solidi, anche tecnicamente, con lo scopo di non togliere un servizio fondamentale alla nostra montagna. L’evento epocale che stiamo vivendo, questa pandemia, ha aperto definitivamente gli occhi a chi continuava a pensare che l’unica strada da perseguire in sanità fosse la super-specializzazione e la concentrazione delle attività in grandi centri che però erano distaccati dalle esigenze dei territori».

Rispetto ai parametri di cui tenere conto oggi sul mantenimento di servizi essenziali, aggiunge Boni: «Va da sé che la concentrazione della casistica aumenta la performance del personale e dell’organizzazione, tuttavia questo concetto – prosegue – era valido in assoluto quando il mondo era talmente diverso che forse già si fatica a ricordarne i contorni. La telemedicina, la possibilità di scambio di informazioni in tempo reale, la disamina del caso da parte di specialisti a distanza, il concetto che debba essere la cura ad andare al paziente e non viceversa, in una parola il cambiamento ancora una volta epocale di questi ultimi trent’anni, rende obsoleti concetti che parevano addirittura innovativi solo un decennio fa. Questo, io credo, deve portare a ripensare decisioni prese in passato, magari comprensibili allora, ma oggi prive della lungimiranza necessaria».

Quando si optò per la chiusura del punto nascite di Castelnovo, lo ricordiamo, il parametro principale indicato come elemento di sicurezza fu il numero minimo di parti.

E ancora: «La pandemia ha reso evidenti i limiti di una sanità fatta solo per l’individuo, che trascura la salute della comunità, che invece proprio gli ultimi cambiamenti hanno reso ancora più rilevante. La globalizzazione, i rapidissimi spostamenti di persone e merci renderanno sempre più probabile l’insorgenza di nuove epidemie collettive. Il territorio e la medicina sul territorio dovrà avere, credo, un ruolo centrale». «Porteremo queste considerazioni anche al tavolo istituzionale provinciale per il nuovo assetto della medicina del territorio – conclude Boni – In questo senso anche la chiusura dei Punti Nascita va senz’altro ripensata. Si dovranno porre in essere tutte le misure necessarie: finanziarie, di ricerca e incentivazione di idoneo personale, si dovranno ristabilire i contatti e gli scambi con il centro provinciale di riferimento un tempo ben rodati, che ora andranno ricostruiti. Sarà un’operazione complessa, ma certamente possibile se politicamente voluta con seria determinazione. La nostra montagna non ha bisogno solo del punto nascita, ma in generale di una sanità che sia interfaccia con le esigenze fondamentali delle nostre comunità, che non si ponga come ostacolo alla permanenza sul nostro territorio delle persone e delle famiglie». —

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