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L’area di produzione del Parmigiano nelle zone rurali “doc”

L’area di produzione del Parmigiano nelle zone rurali “doc”

Il progetto del Comune per candidare praterie e canali irrigui all’albo nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico  

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BIBBIANO. Nei giorni scorsi, in modalità telematica, si è svolto il primo confronto tra amministratori e portatori di interesse, sul progetto che il Comune di Bibbiano ha realizzato per avanzare la candidatura del paesaggio, delle praterie e dei canali irrigui nel Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico, al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali. Il dossier, realizzato anche su mandato della giunta dell’Unione Val d’Enza, è stato redatto grazie alla collaborazione di Antonio Canovi, esperto in geostoria e di Riccardo Catellani, ingegnere ambientale, che hanno individuato in parte dei territori di Bibbiano, Cavriago, Montecchio Emilia, San Polo e Sant’Ilario d’Enza, quella continuità rurale che è vocazione storica di questa area.

«Negli ultimi anni abbiamo riscoperto e conosciuto più a fondo il nostro territorio e in particolare la ricchezza del mondo agricolo e con essa le sue problematiche – commenta Loretta Bellelli, assessore Ambiente e promozione del territorio – Abbiamo potuto constatare e apprezzare l’orgoglio e la determinazione degli agricoltori nel portare avanti una certa tipologia colturale legata alla produzione del Parmigiano Reggiano che è quella delle foraggere e dei prati stabili». «A distanza di oltre otto secoli, la persistenza dei canali irrigui, la diffusione di “praterie” e la concentrazione di caseifici vocati alla produzione certificata di Parmigiano-Reggiano, testimoniano la storica e l’integrità di questo paesaggio rurale. Queste sono state le motivazioni che ci hanno spinti a candidare questo paesaggio – prosegue – un progetto che darà più forza e voce ad una vocazione identitaria che dal punto di vista ambientale, storico, colturale e della valenza nutrizionale del prodotto che se ne trae». «Pertanto la candidatura al Registro Nazionale dei Paesaggi storici rurali è un’opportunità per far conoscere questo patrimonio – continua l’assessore – per far emergere l’alta valenza ambientale, per far apprezzare i prodotti che questa terra dona: il Parmigiano Reggiano che si produce qui è diverso, come ricorda sempre il presidente del Consorzio “Bibbiano La Culla”, Umberto Beltrami. I profumi che si sprigionano aprendo una forma di formaggio sanno di terra, di prati, di fiori che ad ogni stagione cambiano e arricchiscono la gamma degli aromi».

Presente anche l’onorevole Antonella Incerti, componente della commissione Agricoltura alla Camera. «Questo dossier – ha detto – rappresenta un’opportunità in linea con le politiche agroalimentari attuali, che mirano al sostegno dell’agricoltura sostenibile. I paesaggi rurali storici e le pratiche agricole tradizionali sono un patrimonio unico del nostro Paese. Il loro ruolo è cruciale: rappresentano infatti il legame profondo che c'è tra ambiente, tradizione, identità e la straordinaria capacità dei nostri agricoltori di formare e conservare i luoghi come beni comuni. In queste storie c’è tutta l’Italia. E noi abbiamo il dovere di rafforzare e valorizzare sempre di più e meglio queste aree, puntiamo quindi sulla tripla “A”: agricoltura, ambiente, alimentazione, favorendo il connubio perfetto tra comunità locali, economie territoriali, capitale umano, paesaggio, reti sociali. La vera sfida è questa». L’ingegnere Giuseppe Veneri ha rimarcato la valenza dello studio di Canovi e Catellani: «Mette in risalto la visione geostorica che solitamente manca nella valutazione di un paesaggio, una lettura che porta alla luce la vocazione di un territorio e tutti i legami storico-culturali annessi, quali importanti valori da diffondere alla popolazione per l’alto valore di senso di appartenenza che se ne trae». —

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