Gazzetta di Reggio

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Oltre 3,7 milioni di euro di opere per contenere un territorio fragile

Adriano Arati
Oltre 3,7 milioni di euro di opere per contenere un territorio fragile

Da Ca’ del Pino a Montecchio di Montelusino, sino ai lavori recenti di Levizzano: interventi costanti grazie ai fondi regionali

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BAISO. Un territorio tanto suggestivo quanto fragile, sempre pronto a cedere, a franare, a generare suo malgrado crepe e smottamenti. Negli ultimi anni, il Comune di Baiso ha ospitato interventi di sistemazione idrogeologica, per un totale di 3,7 milioni di euro di investimento, in gran parte fondi regionali destinati a diversi punti critici del vasto perimetro baisano compreso fra le vallate del fiume Secchia e del torrente Tresinaro.

Il cantiere più impegnativo è quello che ha richiesto oltre due milioni di euro destinati alla briglia di Cà del Pino e alla frana di Debbia, lungo la vecchia strada che da Lugo porta a Ponte Secchia. Un’attività necessaria per fronteggiare vecchi problemi e nuovi, creati o riattivati da annate in cui, immancabilmente, l’Emilia-Romagna deve fronteggiare dei periodi di precipitazioni intensissime e molto rapide, in grado di mettere a dura la prova la tenuta del terreno e delle vecchie protezioni, oltre che ai massicci afflussi d’acqua attorno al corso del Tresinaro e del Secchia.

Poche settimane fa, questa rete di precauzioni e protezioni è stata al centro di un sopralluogo dell’assessore regionale alla Difesa del suolo e Protezione civile Irene Priolo, in visita nella media vallata del Secchia nella zona che dal Muraglione risale sino a Ponte Secchia. Priolo, accompagnata dal sindaco Fabrizio Corti e dal responsabile del servizio di Sicurezza territoriale e Protezione civile di Reggio Emilia Francesco Capuano, ha fatto tappa alla briglia di Ca’ del Pino, ai calanchi di Montecchio e sulle vaste frane di Debbia, Ca’ dell'Esposto e Levizzano, tutti punti in cui negli anni scorsi si sono verificati cedimenti e problemi idrogeologici anche di vasta portata, che hanno messo a rischio la stabilità di campi, strade e fatto temere anche per la sicurezza di alcuni piccoli borghi.

Gli interventi di sistemazione e ripristino, completati o in via di completamento, hanno comportato appunto un investimento di circa 3,7 milioni di euro, di cui oltre due milioni a Cà del Pino. La vecchia briglia di contenimento a fianco del corso del fiume Secchia è stata modernizzata e consolidata con la posa di cemento armato e travi di coronamento; i lavoro sono stati realizzati in tre lotti distinti, per un milione e 144mila euro totali. L’intervento alla briglia di Ca’ del Pino, interessata da tre lotti di lavori finanziati con 1 milione e 144 mila euro, ha riguardato il consolidamento e il restauro con la posa di pali, mentre sulla frana di Debbia si è intervenuto, con oltre 1 milione di euro di finanziamento, per il consolidamento con pozzi frenanti profondi e paratie.

Gli operai hanno lavorato a lungo anche attorno a Montecchio, il borgo sopra al paese capoluogo lungo la vecchia strada di Montelusino. Qui, dagli anni ’90 ad oggi sono state portate a termine una serie di opere strutturali e di consolidamento: pozzi e trincee drenanti, strutture di contenimento e canalizzazioni superficiali pensate prima di tutto per stabilizzare il dissesto e mettere in sicurezza l’area abitata, in cui sono presenti moltissime case e palazzine. La speranza era quella di rallentare parecchio l’evoluzione del calanco e quindi lo sgretolamento. Un lavoro utile a frenare il movimento ma non a bloccarlo del tutto, tanto che nel 2015 è iniziato un progressivo deterioramento delle condizioni di stabilità della pendice.

Nel 2018, è arrivata una frana vera e propria. Anche a Cà dell’Esposto, un piccolissimo centro abitato non lontano dal capoluogo, l’emergenza è rappresentata da un vecchio cedimento, riattivatosi nel 2013 e capace di isolare quasi completamente il borghetto, inibendo il pieno utilizzo dell’unica strada presente. Per Cà dell’Esposto sono stati stanziati 600mila euro, i lavori sono in corso per offrire almeno un minimo di consolidamento, per risolvere definitivamente la questione sarebbe necessario un intervento massiccio, con la creazione di palizzate e massicciate di consolidamento, di reticoli rinforzati oltre al drenaggio della falda acquifera profonda e di quella superficiale. Solo a quel punto, si potrebbe poi procedere al pieno ripristino del tracciato viario e del versante.

L’ultimo centro di crisi è l’area che da Levizzano discende verso la fondovalle Secchia, fra gli abitati di Cà Lita e Cassola, dove nel corso dei decenni si sono verificate diverse frane, alcune anche di grandi dimensioni. L’ultima operazione in loco è costata 360mila euro e grazie a una serie di pozzi drenanti ha consentito di stabilizzare almeno una parte del versante. Un secondo cantiere da 165mila euro ha permesso di rallentare i movimenti di terra nella zona più alta del versante instabile. —

Adriano Arati

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