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Le caratteristiche 

Smottamenti e cedimenti aggravati anche dal clima

Adr.Ar.

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BAISO. Gli abitanti della zona di Baiso sono da sempre abituati a convivere con dissesti, frane e con un territorio incline ai cedimenti. Non a caso, i calanchi – i suggestivi solchi nel terreno a base di argilla in zone poco protette dalla vegetazione, capaci nei millenni di dar forma a “composizioni” di grande, arida bellezza – sono uno dei principali simboli locali, un poco come, sul versante opposto della collina reggiana, per Canossa e San Polo, affacciati sull’Enza invece che su Secchia e Tresinaro.

Gli smottamenti e i cedimenti sono una costante, da sempre, e l’ultimo secolo, con i suoi tanti cambiamenti, non ha aiutato. L’intero Appennino, un tempo più popoloso e pieno di coltivazioni di prossimità che garantivano la cura dettagliata e quotidiana delle aree rurali, ha perso progressivamente abitanti e diversi borghi e gruppi di case isolati sono stati praticamente abbandonati, se non dai residenti più anziani che non si occupano certo più di agricoltura e allevamento. La collina reggiana e quella modenese sono poi diventate uno dei principali bacini di rifornimento di argilla, ghiaia e terriccio per il comprensorio ceramico nei decenni della sua esplosione planetaria, seguita dalla fortissima crescita edilizia che richiedeva a propria volte parecchie materie prime.

La presenza di tantissime cave e di siti di escavazione è una caratteristica forte della collina e di Baiso, alcuni luoghi figli della miscela fra artificiale e naturale regalano dei panorami alieni davvero notevoli ma portano anche con sé le tracce delle ferite inferte alla stabilità naturale, figlie di un periodo in cui la sensibilità ambientale e l’attenzione alla tutela idrogeologica non erano proprio quelle odierne. Da qui, la necessità progressiva di recuperare il territorio ed allo stesso tempo di mettere pezze in vallate che per loro conformazioni sono comunque destinate alla fragilità ed all’instabilità, un lavoro finanziato in gran parte con i fondi regionali e con quelli nazionali stanziati di volta in volta dalla Protezione civile in seguito alle violentissime ondate di maltempo che ciclicamente si ripresentano. In quest’ottica, sottolinea l’assessore regionale Priolo, il sopralluogo è stato «un’occasione per vedere da vicino quanto lavoro è stato svolto grazie alla condivisione di un progetto comune tra Regione, Protezione civile, ed enti locali e al migliore utilizzo possibile dei finanziamenti. Le calamità naturali sono un fenomeno complesso e diffuso che tuttavia, grazie al lavoro di squadra e al piano strategico di investimenti in prevenzione del dissesto idrogeologico, siamo in grado di gestire al meglio continuando a mettere al centro la prevenzione, che è la chiave della sicurezza del territorio e di chi lo vive».

Baiso ha dovuto chiedere spesso aiuto; fra i punti più critici vi c’è la dorsale che da Levizzano discende verso il Secchia e la cosiddetta “costa” di San Cassiano, dove le frane hanno raggiunto dimensioni notevoli, con superfici di alcuni km complessivi, fortunatamente in aree con una presenza relativa di abitazioni. —

Adr.Ar.

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