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«È stata male dopo la rapina con siringa»

Enrico Lorenzo Tidona
«È stata male dopo la rapina con siringa»

Condannato a 3 anni e 4 mesi di carcere il 29enne che aggredì la barista, risarcita con una provvisionale di 10mila euro

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REGGIO EMILIA. La duplice puntura con l’ago infetto le ha causato un malessere, poi curato. Ma a farle ancora più male è stata quell’aggressione improvvisa, nel suo bar, dove vuole però tornare al più presto a lavorare, non appena le restrizioni della pandemia lo permetteranno. «È stata male e le ha fatto male quella rapina – racconta l’avvocato Giovanna Fava, legale della barista del bar Art and Caffè di via della Veza –. Ora c’è stata la condanna dell’autore della rapina e devo dire che il giudice è stato bravo nel cogliere le richieste delle parti, assegnando alla mia assistita anche una provvisionale di 10mila euro».

Si tratta della vicenda del 29enne Gianmaria Gallo, difeso dall’avvocato Federico Bertani, arrestato l’ottobre scorso pochi minuti dopo aver assaltato il bar e ferito con una siringa la proprietaria del locale. Ieri, il giudice per l’udienza preliminare Dario De Luca lo ha condannato in abbreviato a 3 anni e 4 mesi di carcere, sulla scia della richiesta del sostituto procuratore Giacomo Forte che aveva chiesto 4 anni e 6 mesi. Il rapinatore – presente ieri in aula – aveva già confessato, dicendo però di non ricordarsi l’accaduto nel dettaglio.

«Il giudice si è raccomandato che segua un percorso di recupero, visto che si tratta di una persona peraltro incensurata» spiega l’avvocato Fava.

Gallo è già ai domiciliari in comunità e lì rimarrà. Il fatto contestato resta grave, come ravvisato dal giudice, vista la doppia puntura, effettuata quindi con una siringa ritenuta un’arma, e verso oltretutto una donna di oltre 65 anni, che ha dovuto fare ricorso alle cure mediche.

Già nell’udienza di convalida dell’arresto Gallo aveva quindi ammesso di aver commesso la rapina, ma non di aver punto la barista. Poi le scuse in aula per quanto combinato e l’evidenza delle punture mostrate dalla donna e certificate dall’esame medico. Secondo la ricostruzione fatta dall’arrestato, lui voleva ottenere a tutti costi venti euro per poi comprare la droga, da qui la reazione della barista con un bastone. Ma nella siringa (il rapinatore l’aveva in tasca quando i poliziotti l’hanno bloccato) è stato trovato del sangue che il 29enne attribuisce all’iniezione che si era fatto per drogarsi. La misura cautelare in carcere è diventata poi un arresto domiciliare in comunità, misura ritenuta più adeguata vista la conclamata condizione di tossicodipendente del giovane.

La barista 70enne aveva raccontato che quel venerdì, poco prima delle due di pomeriggio, si è ritrovata all’improvviso dentro un incubo: «È successo che è entrato un tizio che mi ha chiesto l’incasso. E io ho detto: no». Il suo coraggio si è però infranto contro la realtà: nonostante fosse pieno giorno, nessun passante è intervenuto per aiutarla, nessuno ha chiamato le forze dell’ordine. Il rapinatore ha estratto dalla tasca la siringa. «Ho provato a tenerlo lontano con il bastone – ha detto la donna – ma lui era grosso, è riuscito a pungermi due volte sul polso». —

Enrico Lorenzo Tidona

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