I ristoratori reggiani ora sono furibondi «Basta, le tasse non le paghiamo»
L’associazione fa un appello all’intero settore con un video «È un anno che non lavoriamo, state scherzando o cosa?»
REGGIO EMILIA. «La ristorazione non ce la fa più». Poi Paolo Croci, titolare dell’Osteria Chilometro Zero e fondatore, insieme a Federico Riccò (Bottega 39), Simone Gazzotti (Dalla Saraghina) e Luca Ferri (Mangiamore), dell’associazione “Ristoratori Reggiani”, si alza dalla sedia e dice: «Basta, mi sono rotto, è ora di agire».
È con un video, diventato in pochissimo tempo virale, che i Ristoratori Reggiani decidono di denunciare la situazione drammatica in cui si trovano le attività del settore. Come se ce ne fosse bisogno. «E invece c’è eccome», dice Federico Riccò. Proprio ieri, infatti, ai ristoratori sono arrivati i modelli F24 per pagare le tasse: «Non ce la facciamo più, la situazione è davvero grave. A fronte di un periodo di grandissima difficoltà, sapendo che abbiamo alle spalle un anno di aperture a singhiozzo che sommate fanno sì e no quattro mesi, con un tracollo del fatturato, ci chiedono di pagare le tasse come se nulla fosse. Non ci stiamo». «Non le paghiamo – tuona Croci nel video –. Non vogliamo evadere, non vorremmo. Ma signor Draghi noi gli F24 stavolta non li paghiamo. E chiediamo a tutti quelli che sono nella nostra stessa condizione (bar, ristoranti, pizzerie, birrerie, piscine, hotel, teatri) di non farlo. Perché noi non abbiamo lavorato e abbiamo speso: abbiamo pagato gli affitti, le utenze, il nostro personale. E adesso, dopo un anno di inattività, ci chiedete le tasse? Ma stiamo scherzando o cosa?».
Una posizione dura, in contrasto con la pacatezza dimostrata finora dall’associazione, «ma necessaria».
«Siamo arrabbiati – spiega Riccò – nel 2020 abbiamo ricevuto sostegno solo per i mesi di aprile, novembre e dicembre. E quest’anno sarà peggio: stando alle anticipazioni che stanno circolando, i “ristori” saranno calcolati sulla media della perdita di fatturato, e dunque, se saremo fortunati, ci arriverà la metà di quanto non sia arrivato lo scorso anno. Parliamo di poche migliaia di euro, mentre le nostre perdite sono nell’ordine delle centinaia di migliaia. Però – sottolinea Riccò – i modelli F24 sono arrivati puntualissimi, chiedendoci di pagare dieci, dodici, quindicimila euro di tasse».
E, ancora, non si sa cosa accadrà domani.
«La mancanza di certezze, di orizzonte, ci sta distruggendo. Per un imprenditore un locale è come un figlio, non lo si vorrebbe mai abbandonare, ma siamo tutti indebitati e disperati. Sappiamo che chi non è del settore stenta a crederlo, ma non sono più gli anni ’80, quindi i pregiudizi su chi fa il nostro lavoro non hanno più molto senso: non evadiamo, non giriamo con i macchinoni. Non ce la facciamo più, tanti di noi stanno pensando di chiudere. Andare avanti così è impossibile». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
