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Il lavoro colpito dal Covid Disoccupazione al 4,6%

Il lavoro colpito dal Covid Disoccupazione al 4,6%

Reggio Emilia scende dal quarto all’ottavo posto nella graduatoria nazionale L’unico settore che non ha risentito della pandemia è stata l’agricoltura 

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REGGIO EMILIA. È influenzato dalla pandemia il mercato del lavoro della provincia di Reggio che ha chiuso il 2020 con un tasso di disoccupazione al 4,6%. Dopo anni di costante riduzione (4% nel 2019), è mutata la situazione: appena prima del lockdown, le previsioni stimavano il tasso di disoccupazione 2020 fra il 3,4% il 3,8%. Il trend osservato – come rileva l’analisi dell’Ufficio Studi della Camera di commercio di Reggio su dati Istat – fa scendere la provincia reggiana dal quarto all’ottavo posto nella graduatoria nazionale per tasso di disoccupazione.

Sul versante dell’occupazione giovanile, invece, migliora il tasso di disoccupazione che, nella fascia 15-24 anni, si attesta al 9,7% dopo il 12% del 2019. La disaggregazione di genere mostra una percentuale leggermente superiore alla media, e pari al 10%, per la componente femminile, che però registra miglioramenti evidenti (2,3 punti in meno rispetto al 2019, quando era al 12,3%) e allineati con quelli relativi agli uomini, per i quali il tasso scende dall’11,7% al 9,5%. In crescita (+7%) si è poi rivelato il numero degli inattivi che, in un anno, sono saliti da 91 mila a 97mila. Le donne rappresentano il 58,7% del totale inattivi reggiani e, nel 2020, hanno registrato un incremento del 3%: il valore, in questo caso, è migliore di quello riferito agli uomini, che nello stesso periodo sono aumentati del 13,4%, raggiungendo le 40.000 unità. Sono poi diminuiti di 9.000 unità gli occupati reggiani, scesi dai 247 mila del 2019 (il valore più elevato dal 2008) agli attuali 238 mila, con una diminuzione del 3,4%. Il calo degli occupati osservato nel 2020 è da imputare sia alla componente femminile, che ha registrato una flessione nel numero delle occupate del 2,9%, ma ancor più alla contrazione osservata per gli uomini (-3,8%). Il confronto con la situazione del 2019 mostra una riduzione di oltre due punti del tasso di occupazione 15-64 anni, che scende dal 70,3% al 68%. Relativamente al dato disaggregato per genere, il tasso di occupazione 15-64 passa, per gli uomini, da 77,5% a 74,2%, mentre quello femminile scende da 62,9% dal 61,6%. Il calo tendenziale dell’occupazione è determinato quasi esclusivamente dalla componente del lavoro dipendente che, rispetto a un anno fa, è diminuita di quasi 8.000 unità scendendo a 187 mila occupati (-4%). Sono poco meno di un migliaio in meno, invece, i lavoratori indipendenti, che si attestano a quasi 52 mila (-1,2%). Il calo generalizzato presenta situazioni differenziate che vanno dal -4,2% dell’industria (comprese le costruzioni ) al -3,1% dei servizi, che perdono 5 mila occupati, scendendo a 140.000. L’unico settore che non ha risentito del calo occupazionale è l’agricoltura, stabile a 7 mila unità, 4 mila indipendenti e 3 mila dipendenti.

«L’aumento del tasso di disoccupazione nella nostra provincia – commenta Cristian Sesena, neo segretario della Cgil di Reggio – è preoccupante e deve chiamare tutti gli attori sociali alla responsabilità. A subire il maggior numero di contrazioni sono state le fasce deboli del nostro mercato: lavoratori autonomi e parasubordinati, tempi determinati, donne sono i soggetti che hanno già pagato un prezzo salatissimo alla pandemia. Se il blocco dei licenziamenti non verrà prorogato saremo di fronte a una potenziale bomba sociale. È necessario che si proceda ad una proroga del blocco dei licenziamenti per il tempo utile e necessario a definire una riforma complessiva di stampo universalistico degli ammortizzatori sociali e un rilancio delle politiche attive». —

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