In casa la “boutique” delle griffe contraffatte Denunciata una 40enne
BIBBIANO. Una casalinga di 40 anni è stata denunciata dai carabinieri di Bibbiano per ricettazione e introduzione nello Stato e commercio di prodotti contraffatti.
La donna, di origini campane e abitante a Bibbiano, gestiva una vera e propria “boutique” di false griffe nella propria abitazione dove riceveva i clienti a cui vendeva la merce.
I militari hanno sequestrato abbigliamento e accessori, in tutto una quarantina di capi: Timberland, Adidas, Michael Kors, Liu-Jo, Calvin Klein, Gucci, Armani, Jordan, Nike, Colmar, Kappa, Moleschine e altre marche ancora, tutte false.
Era ben assortito e variegato il “campionario” dei capi d’abbigliamento che la donna possedeva nella boutique che aveva ricavato nell’armadio della camera da letto della sua abitazione a Bibbiano dove, stando alle prime risultanze investigative, affluivano i suoi clienti.
Un andirivieni sospetto, quello registrato nell’abitazione della donna dai carabinieri bibbianesi, che ha indotto i militari della stazione locale a effettuare i dovuti servizi.
Nella giornata di lunedì si sono presentati alla porta dell’abitazione della donna e hanno dato corso all’attività di ricerca individuando all’interno dell’armadio della sua camera da letto una quarantina di capi d’abbigliamento e accessori, tutti contraffatti: una decina di tute unisex e da uomo marca Nike, Jordan e Adidas, due zainetti marca Timberland e Adidas, cinque tra borse e borselli marca Liu-Jo, Gucci e Michale, alcune paia di scarpe marca Adidas, Nike e Colmar, indumenti intimi maschili marca Kappa, ma anche accessori come un costume, un paio di polsiere e delle ciabatte di altre marche.
«Li ho acquistati per i miei figli». Così ha cercato di giustificarsi la donna venendo però smentita dal fatto che la maggior parte delle taglie nulla aveva a che fare con quelle dei suoi figli.
Le indagini dei carabinieri ora proseguono sia per risalire ai canali di approvvigionamento della merce contraffatta che per identificare eventuali clienti compiacenti che, a loro volta, acquistando beni di provenienza illecita, possono rispondere del reato di ricettazione. —
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