L’appello di MaMiMò e Collettivo Fx «Accendiamo le luci sulla cultura»
REGGIO EMILIA. «Con la cultura non si mangia... di tutto».
Da qualche giorno questa frase si legge un po’ ovunque a Reggio. È scritta su manifesti che si trovano in ogni angolo della città, pensati per poter essere facilmente staccati e portati a casa.
C’è proprio scritto in maiuscolo, rosso su bianco: «Ruba questo poster».
Vi è raffigurato un uomo – più un’ombra di uomo, a dire la verità – che con le braccia alzate, quasi in segno di resa, ingurgita tutto ciò che gli sta intorno: parole, parole, parole riportate in tanti e asfissianti “balloon”. Le nuvolette dei fumetti, per intenderci, che però non sono tutte uguali: ci sono quelle “buone da mangiare” e quelle da cui sarebbe meglio tenersi alla larga. L’obiettivo dei poster è proprio questo: imparare a distinguere, scegliere.
L’idea è nata dalla compagnia teatrale MaMiMò e dal Collettivo Fx, che ha realizzato il bellissimo disegno.
«La cultura è nutrimento per il pensiero critico, per l’animo e per la coscienza civile – spiega il MaMiMò –. L’educazione culturale è educazione alimentare: scegliere di nutrirsi seguendo una dieta di pensieri varia ed equilibrata serve ad essere sempre in splendida forma mentis e mantenere la regolarità emozionale». Una metafora facilmente traducibile nella nostra vita quotidiana, che all’improvviso si è trovata a fare i conti con una pandemia e tutte le sue conseguenze. Cosa fare con questi manifesti, dunque? «Parlacene – risponde il MaMiMò – oppure parlane. Facci sapere cosa ne pensi, oppure no. D’altra parte questo è l’intermezzo e decidi tu se si parla o no: non bisogna più fare silenzio. Il sipario è chiuso e si può parlare, fare un giro, tenere acceso il cellulare e vedere in giro chi c’è».
Intermezzo: un’altra – dolorosa – metafora. «Dopo dodici mesi dalla prima chiusura dei teatri e 254 giorni di stop alle attività teatrali: spiega MaMiMò – l’intermezzo serve per fare il punto sul diritto all’arte e alla cultura anche in tempo di pandemia. Un atto di pensiero per esprimere il bisogno della ripresa delle attività culturale quanto prima, non solo perché è giusto garantire pari condizioni a tutte le categorie di lavoratori, ma anche perché vivere esperienze artistiche garantisce il benessere dei cittadini e rappresenta un vaccino culturale imprescindibile a cui un paese democratico non può rinunciare, nemmeno in tempo di pandemia».
Chi vedrà in giro questi poster, dunque, si fermi un attimo. Osservi l’ombra sempre più grossa, incapace di scegliere di che parole (e dunque pensieri) nutrirsi. «Dicci la tua opinione – aggiunge il MaMiMò – conta davvero. Mandaci un messaggio su messenger, testo o audio o quello che vuoi. Per noi vale tanto, perché siamo dalla stessa parte». È l’intermezzo «in cui accendere le luci, alzarsi in piedi e smettere di fare silenzio».
Chi vorrà “passare all’azione” potrà bussare alla porta del Teatro Piccolo Orologio, in via Massenet, per prendere un manifesto (fino a esaurimento scorte) e appenderlo da qualche parte. «Grazie per aver rubato i manifesti che avete trovato in giro per la città – conclude il MaMiMò – e se ne trovate altri non indugiate e... rapiteli». —
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