«La giunta lascia soli i cittadini e fa antimafia solo di facciata»
Le Agende Rosse denunciano la valenza intimidatoria dell’ultima nota comunale «Fatti nomi e cognomi di due attivisti, di cui uno del paese, esponendolo a rischi»
BRESCELLO. Nelle 1.446 pagine delle motivazioni della sentenza relativa al processo “Grimilde” il gup Sandro Pecorella, oltre al riconoscimento dell’esistenza di un’associazione mafiosa nel piccolo Comune della Bassa (primo in regione ad essere sciolto per mafia, nel 2016), non risparmia critiche severe alla comunità, in cui, «nonostante le inchieste, a parlare apertamente o a denunciare sono stati in pochi».
Ne è nato un dibattito, anche a seguito dell’uscita delle Agende Rosse “Rita Atria” di Reggio Emilia dalla Commissione legalità del Comune di Brescello. In una lettera aperta, le Agende Rosse hanno criticato gli amministratori locali e hanno messo in discussione la discontinuità rispetto alle amministrazioni precedenti allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. La giunta brescellese ha risposto affermando che le Agende Rosse «cercano visibilità» e che da loro non è arrivata «nessuna proposta». Inoltre, la giunta ha citato i nomi dei due esponenti delle Agende Rosse accusandoli di «chiudere gli occhi» sull’attività antimafia del Comune tra cui la costituzione di Brescello quale parte civile nei vari procedimenti giudiziari.
La reazione
«La replica della giunta dell’8 marzo – commentano le Agende Rosse – ci fa tornare alla mente l’articolo di Sciascia sul Corriere della Sera del gennaio del 1987 sui “professionisti dell’antimafia”, dove l’autore metteva in guardia dai pericoli connessi a un’antimafia di facciata, di vetrina, dove a prevalere sono solo gli interessi personali. Un’antimafia di tutto comodo, dove si “tuona” più per una campana di cartapesta imbrattata che per fatti ben più gravi; cavalcata da chi pretende di togliere a Brescello “l’accusa di comunità mafiosa”, sventolando un “impegno quotidiano” mediante una generica “lettera aperta” ad artigiani, commercianti e imprenditori, riversando sui cittadini l’onere della denuncia, escludendo chi subisce prevaricazioni ed episodi di bullismo, ovvero i cosiddetti “eventi sentinella”, che hanno un’ evidente matrice culturale».
«Ma quale presa di posizione inequivocabile? – si chiedolo le Agende Rosse – Nel comunicato della giunta non si ha nemmeno il coraggio di attribuire il nome e cognome ai fatti dell’aprile del 2020 (2019, come scritto erroneamente nel comunicato), mentre si citano per nome e cognome due attivisti di Agende Rosse, di cui uno è cittadino di Brescello, generando su quest’ultimo un effetto intimidatorio, rendendolo vulnerabile e a rischio di isolamento insieme alla sua famiglia: complimenti!».
E ancora: «Si riduce a “polemica” la migrazione dei bambini nelle altre scuole dei Comuni confinanti. Una tematica importante che riguarda la partecipazione e il futuro della comunità di Brescello, affrontata da un gruppo di genitori dal tempo del commissariamento e che è tutt’ora aperta. Oltre due anni di lavoro di comunità con proposte concrete formulate ai candidati sindaci alle comunali del 2018. Un tema cruciale per arginare il retroterra culturale mafioso, un argomento che dovrebbe estendersi a tutti gli assessorati, ma sindaco e vicesindaco non lo ritengono utile, e questo la dice lunga sulla loro “chiarezza di idee”. Come possono affidarsi i cittadini a una giunta che non prende posizione? Dove un sindaco, genera maldestramente un conflitto imbarazzante e totalmente inutile tra istituzioni locali, anziché dimostrare vicinanza ai lavoratori della polizia municipale offesi e minacciati? Dove un assessore, del cui operato in questi tre anni non c’è traccia, si vanta della sua continuità con le giunte precedenti e, davanti ai microfoni, preferisce parlare di Agende Rosse, anziché rispondere alle domande su Grimilde, dichiarandosi in “silenzio stampa”?».
“Le signorie”
Le Agende Rosse commentano poi la loro «uscita annunciata dalla Commissione» affermando che, piuttosto, si è trattato di un «ingresso non previsto. La Commissione sulla legalità, nella sua costituzione, non includeva le organizzazioni antimafia. Solo le organizzazioni presenti al tavolo hanno chiesto, con insistenza, di invitarle. In diverse occasioni, a questa richiesta, sindaco e vicesindaco hanno risposto con un silenzio imbarazzante. Fu il vicesindaco Storchi in sala Prampolini, in campagna elettorale nel 2018, a fare riferimento all’articolo di Sciascia “i professionisti dell’antimafia”, riferendosi, con ogni probabilità, alle associazioni antimafia che con le loro iniziative, negli anni del commissariamento, infastidivano evidentemente le “signorie” di Brescello e i relativi cortigiani. Non cerchiamo visibilità. Dal 2017 ad oggi Agende Rosse di Reggio Emilia ha percorso centinaia di chilometri per la nostra provincia, portando a proprie spese, il maxiprocesso Aemilia tra la gente, con il supporto di attivisti e volontari e il contributo di relatori riconosciuti a livello mondiale, locale e nazionale. Non accettiamo lezioni da chi, dal 2016, è stato chiuso in casa ad attendere che passasse la buriana, presentandosi solo quando si è aperta l’opportunità per una poltrona da sindaco e da vicesindaco. Brescello è tutt’altro che una comunità mafiosa, anche se la mafia purtroppo c’è. Occorrono però fermezza, intransigenza e concreta vicinanza alla gente nell’azione quotidiana, per infondere nei cittadini la fiducia necessaria». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
