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CORREGGIO, covid AL SAN SEBASTIANO 

Un altro focolaio all’ospedale Positivi 7 pazienti e 3 operatori

Miriam Figliuolo
Un altro focolaio all’ospedale Positivi 7 pazienti e 3 operatori

I casi nel reparto di Riabilitazione. Coinvolti anche due medici e un infermiere Trasferiti due uomini e cinque donne tra i 73 e i 91 anni, tutti in buone condizioni 

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CORREGGIO. Sette pazienti, cinque donne e due uomini, ricoverati nel reparto di Riabilitazione del San Sebastiano, due medici e un infermiere dello stesso reparto sono risultati positivi al tampone.

Non è la prima volta che la struttura deve affrontare l’emergenza per un focolaio. Era già successo alla fine di gennaio nel reparto di Medicina interna, quando il numero dei positivi risultò ben più alto: allora furono 24 i pazienti e 12 gli operatori trovati positivi al Covid 19.

Nel reparto di Riabilitazione l’allarme è scattato l’8 marzo scorso quando un primo paziente è risultato positivo al test. A questo si sono poi aggiunti nei giorni successivi gli altri sei e gli operatori.

«Le loro condizioni sono buone – spiega il direttore del presidio ospedaliero reggiano Giorgio Mazzi –. Questa è la prima cosa e la più importante. Si tratta di sette pazienti ricoverati, 5 donne e due uomini, che hanno tra i 73 e i 91 anni. Sono pazienti arrivati dagli ospedali di Reggio Emilia e di Guastalla per lo più per il recupero post-operatorio per interventi al femore. Alla scoperta della positività sono stati trasferiti in reparti Covid di altri ospedali: quattro all’Ortopedia geriatrica del Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, due al Magati di Scandiano e uno all’ospedale di Guastalla».

Positivi anche due medici e un infermiere che ora sono in quarantena. Tutti in condizioni non gravi e sotto terapia. L’allarme però non è ancora cessato. Dal momento che il virus può manifestarsi anche a distanza di giorni. Dunque attualmente la situazione del reparto è tenuta monitorata e sotto stretta sorveglianza, con tamponi ogni tre giorni.

«L’ultimo giro di tamponi sarà effettuato venerdì– afferma Mazzi –. Dopo di che, se tutto andrà bene, potremo cominciare la sanificazione stanza per stanza, spostando man mano i pazienti per consentire l’igenizzazione».

Nonostante i rigidi protocolli e i controlli effettuati su pazienti e personale, con tamponi ravvicinati il virus riesce a passare tra maglie sempre più strette e a mettere sempre più a dura prova le strutture sanitarie.

«Anche in questo caso – sottolinea il direttore del presidio ospedaliero – si tratta di pazienti arrivati al San Sebastiano tutti negativi ai test e che si sono positivizzati improvvisamente. I tamponi effettuati ogni tre giorni ci permettono di individuare i casi con tempestività. Il che ne riduce il numero, ma poi non ci evita di trovarci nuovamente di fronte all’emergenza. È una guerra. E va combattuta».

Per quanto riguarda l’accesso ai reparti ospedalieri in questa situazione, Mazzi rimarca: «Le visite cerchiamo di contenerle al massimo. Ma ci sono situazioni che vanno considerate singolarmente, in cui la visita di una persona cara, con tutte le precauzioni del caso (calzari, tuniche, mascherine e visiere) può fare parte della terapia». —

Miriam Figliuolo

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