Aemilia, prorogato l’arresto per 27 condannati in Appello
Sospesi nuovamente i termini della custodia cautelare per altri novanta giorni Stesso termine concesso per la proroga del deposito delle attese motivazioni
REGGIO EMILIA. Resteranno chiuse altri novanta giorni le porte del carcere – o di casa, per chi è ai domiciliari – per 27 imputati del processo Aemilia. Sono stati infatti sospesi nuovamente i termini per la custodia cautelare in attesa delle motivazioni della sentenza, per le quali sono stati richiesti altri 90 giorni di tempo per il deposito.
La sospensione dei termini della misura custodiale sarà applicata per gli imputati Alfredo e Francesco Amato, Carmine Arena, Carmine Belfiore, Gaetano Blasco, i fratelli Michele e Sergio Bolognino, Maurizio Cavedo, Omar Costi, Antonio Crivaro, Gianni e Antonio Floro Vito, Giuseppe Iaquinta, Vincenzo Mancuso, i Muto (i tre Antonio e Luigi), Alfonso Paolini, Pasquale Riillo, Graziano Schirone, Eugenio Sergio, Luigi Silipo, i fratelli Palmo e Pino Vertinelli, Pierino Vetere e Mario Vulcano.
Si tratta della sentenza del 17 dicembre scorso quando sono stati inflitti quasi 700 anni di reclusione dalla Corte d’Appello di Bologna ai 118 imputati del maxi processo contro la ’ndrangheta in Emilia-Romagna, celebrato in primo grado a Reggio Emilia. La procura generale aveva chiesto pene per circa mille anni.
I condannati sono stati 91, mentre ci sono stati 27 tra assoluzioni, proscioglimenti e prescrizioni.
Una sentenza secondo la quale l’accusa principale, quella di associazione mafiosa, ha retto per la maggior parte degli imputati. Una sentenza in cui ci sono stati anche diversi sconti di pena, dovuti al fatto che i giudici, presieduti da Alberto Pederiali, hanno unificato il rito ordinario con l’abbreviato.
Tra gli imputati principali c’è proprio Michele Bolognino, per cui erano stati chiesti 28 anni, condannato a 21 anni e tre mesi, mentre Gaetano Blasco si è visto comminare una pena di 22 anni e 11 mesi contro i 25 anni e 6 mesi chiesti dall’accusa.
Sconti anche per Alfredo e Francesco Amato, per i quali era stata chiesta la conferma dei 19 anni e 19 anni e un mese decisi dai giudici di primo grado: i due, infatti, sono stati condannati rispettivamente a 17 anni e a 16 anni e 9 mesi.
Tra gli altri accusati di associazione mafiosa, Eugenio Sergio è stato condannato a 13 anni e 8 mesi contro i 17 anni e 6 mesi chiesti dall’accusa, mentre per Giuseppe e Palmo Vertinelli le pene sono, rispettivamente, di 16 anni e 4 mesi e 17 anni e 4 mesi.
Di fatto si erano ridotte in modo significativo le pene nel loro totale, passando da oltre 1.200 anni di carcere complessivi del primo grado a circa 700 anni del secondo.
Ma l’accusa portante è stata confermata portando così alla nuova richiesta di sospensione dei termini di custodia cautelare, che vedono alcuni degli imputati in carcere dal giorno del blitz, sei anni fa, e che verranno scalati nel caso in cui la sentenza passi in giudicato. —
Enrico Lorenzo Tidona
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