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Nobili, delusione ma anche tanto orgoglio «Lo sport è così: si vince oppure si perde»

Luca Tondelli
Nobili, delusione ma anche tanto orgoglio «Lo sport è così: si vince oppure si perde»

Il grinder di Luna Rossa dopo la serie finale con New Zealand: «Abbiamo trasmesso un messaggio di speranza»

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Vetto. Delusione, certo, ma anche grande orgoglio. È quanto traspare dalle parole di Gilberto Nobili, grinder e operations manager di Luna Rossa, che ha concluso la sua sesta campagna di Coppa America con la splendida ma sfortunata finale contro i detentori di New Zealand, che dopo una serie di regate molto combattute ha conservato il trofeo battendo lo scafo italiano per 7-3.

IL COMMENTO

«Un’altra splendida avventura si è conclusa per me ieri», ha scritto Nobili all’indomani della conclusione della competizione ai suoi tanti amici e tifosi, che in queste notti lo hanno seguito e tifato, in particolare nel suo paese: Vetto. «La mia sesta America’s Cup è finita. Non torniamo a casa a mani vuote. No, siamo arrivati al match come vincitori della Prada Cup, e questo è per molti un sogno mai realizzato. Ieri ero triste per il risultato sportivo che, se pur di assoluto valore, poteva anche andare meglio. Ma lo sport è così: si vince e si perde». E ha aggiunto: «Oggi, dopo aver letto le centinaia di messaggi ricevuti dell’Italia e da italiani all’estero (scusate se non ho ancora risposto a tutti) sono molto molto meno triste. Sono orgoglioso del lavoro fatto dal team e del messaggio di speranza che siamo riusciti a trasmettere. Orgoglioso come forse non mai. Anche se per poche ore al giorno, abbiamo fatto sentire viva una nazione chiusa in casa e abbiamo fatto sentire i nostri emigrati orgogliosi della loro bandiera. Grazie a chi ci ha seguito, a chi ha tifato, a chi ha gioito e a chi ha pianto con noi... Grazie».

Nobili è stato l’esponente più importante, per esperienza e ruolo, di una pattuglia reggiana alquanto nutrita che ha fatto parte dello staff di Luna Rossa in questa campagna. Ne hanno fatto parte Michele Crotti e Denis Corti, nel fondamentale settore informatico, e Antonio Martin, tecnico oleodinamico. Anche Denis Corti peraltro è originario di Vetto: la Pro loco li ha ringraziati in un post sulla propria pagina Facebook: «Grazie ragazzi! Grande impegno, grande forza, grandi risultati. Se ne esce non a testa alta, ma molto di più. Orgogliosi di voi. Viva Luna Rossa e viva l’Italia!».

ISOLA DI WIGHT 2022?

E ora, dopo un po’ di riposo, ciascuno sarà chiamato alle proprie scelte in vista della prossima campagna: anche se di solito passano diversi anni tra una America’s Cup e l’altra, non trascorre infatti molto tempo prima che si ricominci a progettare e lavorare. E per la prossima edizione ci sono anche maggiori incognite: il team inglese, Ineos Uk, sarà il Challenger of Record della 37ª edizione. Il Defender (New Zealand) e il Challenger of Record stileranno insieme il regolamento della manifestazione. Verosimilmente si utilizzeranno ancora gli AC75, ovvero le barche volanti viste in mare nelle ultime settimane. Ai Kiwi spetterà il vantaggio di scegliere dove regatare. Si parla in queste ore anche di un’ipotesi che avrebbe del clamoroso: il confronto potrebbe andare in scena già nel 2022, all’Isola di Wight, in Gran Bretagna, dove si disputò la prima edizione del più antico trofeo sportivo del mondo, nel 1851.

Si tratterebbe in questo caso di un testa a testa diretto, senza altri sfidanti in ballo, tagliando fuori dalla disputa altre imbarcazioni, tra le quali Luna Rossa. Regole particolari, come molte altre che normano questa competizione unica. —

Luca Tondelli

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