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Giovane unione mista in tilt 

Non mantiene compagna e figlio Pena di 4 mesi

T.S.
Non mantiene compagna e figlio Pena di 4 mesi

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reggio emilia. Poco più che ventenni si conoscono, si piacciono e si mettono insieme. Un’unione mista, lui è ivoriano, lei italiana.

Tutto bene finché la 21enne non rimane incinta e nel giugno 2015 partorisce. Il giovane padre (al tempo aveva 22 anni) assiste alla gravidanza della fidanzata, riconosce il figlio, poi però torna in Costa d’Avorio e da quel momento – secondo l’accusa – viola gli obblighi di assistenza familiare. Non versa un soldo alla compagna che sta allevando il bimbo e quando poi cercherà di avere un contatto nel 2016 – in uno dei suoi andirivieni dal Paese africano – con la madre di suo figlio andando a citofonare sotto casa, lei chiamerà i carabinieri.

La situazione è decisamente compromessa, perché l’ormai ex fidanzata ha proceduto davanti al Tribunale per i minorenni di Bologna, ottenendo la decadenza dell’ivoriano dalla potestà genitoriale. Questa vicenda è emersa ieri mattina durante il processo in cui l’imputato – difeso dall’avvocatessa Cecilia Soliani – ha dato la sua versione dei fatti. Ha spiegato di essere tornato in Costa d’Avorio perché non trovava lavoro a Reggio Emilia e, in ristrettezze economiche come del resto la sua famiglia, non ha potuto aiutare concretamente la compagna e il figlio. Solo nel 2020 è tornato stabilmente in Italia dove tira avanti con lavori stagionali per 5-6 mesi l’anno a cui poi aggiunge l’indennità di disoccupazione. «Non avevo possibilità con i social di contattare la fidanzata e quando sono andato da lei per vedere mio figlio sono arrivati i carabinieri». La Procura ha chiesto la condanna a 6 mesi di reclusione e 300 euro di multa, senza la concessione delle attenuanti generiche. Di diverso parere l’avvocatessa Soliani che ha chiesto l’assoluzione: «Non essendo nè conviventi nè coniugati, non c’era un obbligo di mantenimento decretato da un tribunale. Manca poi la prova dello stato di bisogno della madre che, supportata dalla famiglia, sta crescendo serenamente il bimbo, come confermano i servizi sociali. Non riuscendo a lavorare, il mio assistito non ha potuto essere d’aiuto economico». Infine la difesa rimarca un difetto di procedibilità della querela presentata dall’allora fidanzata. Il giudice Silvia Semprini ha condannato l’imputato a 4 mesi di reclusione e a 600 euro di multa, ma con pena sospesa e concesse le attenuanti generiche. —

T.S.

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