Si sposa e cambia cognome ma l’espulso viene scoperto
Arrestato dalla polizia locale un cittadino albanese con precedenti penali Senza documenti, stava lavorando in un edificio di Pieve Modolena
Ambra Prati
REGGIO EMILIA. Lo straniero senza permesso di soggiorno si è inventato un ingegnoso “trucchetto” per dribblare la normativa sull’immigrazione: espulso dall’Italia, è tornato in madrepatria, in Albania, dove si è sposato e dove la legge consente al marito, attraverso il matrimonio, di assumere il cognome della moglie.
Così ha fatto il pregiudicato, assumendo il cognome della moglie sui documenti, in modo da poter rientrare nel nostro Paese con una nuova identità, e soprattutto “pulita” da ciò che, con l’altro nome, aveva combinato in passato qui in Italia.
Peccato che il “furbetto” sia stato sorpreso dalla polizia municipale di Reggio mentre lavorava in un cantiere edile forse non in regola: e così un trentenne di origini albanesi è stato arrestato in base al Testo Unico sull’Immigrazione ed è andato incontro a una nuova espulsione.
L’uomo – e soprattutto ciò che aveva combinato in passato – è stato individuato nel corso di verifiche effettuate mercoledì scorso all’interno di un edificio in ristrutturazione a Pieve Modolena.
Poco dopo le 9.30 una pattuglia in borghese della polizia locale ha notato una persona che entrava in un fabbricato fatiscente e disabitato di via Fratelli Cervi.
Dopo essersi identificati, gli agenti hanno chiesto i documenti alle persone presenti sul posto: tre uomini, all’apparenza operai, che stavano rimuovendo dei calcinacci all’interno dell’edificio, per eseguire non meglio accertati lavori di ristrutturazione.
Faceva parte del trio il trentenne albanese che, risultato privo di documenti, è stato successivamente accompagnato in questura per essere identificato.
Le impronte digitali, però, lo hanno tradito e hanno permesso di ricostruire la lunga vicenda giudiziaria del giovane: con precedenti penali per reati contro la persona e contro il patrimonio, espulso dall’Italia in quanto soggetto pericoloso e accompagnato alla frontiera per provvedimenti giudiziari che gli impedivano il rientro fino al 2024, il trentenne era tornato in Albania, dove si è spostato e ha assunto il cognome della moglie.
Peccato che la nuova identità non gli sia bastata a rimanere “nascosto”: nella mattinata di oggi sarà processato per direttissima in tribunale.
Nel frattempo l’indagine della polizia municipale di Reggio prosegue per stabilire la regolarità dei lavori edili svolti all’interno del fabbricato, dove è stato individuato il trentenne.
Il proprietario dello stabile, già contattato dagli agenti reggiani, dovrà giustificare la presenza di tre muratori, di cui uno senza documenti, all’interno dello stabile e soprattutto produrre tutte le autorizzazioni dei lavori in corso. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
