Silenzio in piazza per ricordare i 1.153 reggiani uccisi dal Covid
In piazza Prampolini cerimonia per le vittime della pandemia Deposta dal sindaco una corona al cimitero monumentale
Leonardo Grilli
reggio emilia. Un minuto di silenzio, scandito dal lento rintocco delle campane, in una piazza semideserta a causa del lockdown.
Ieri pomeriggio, in occasione della prima Giornata nazionale per le vittime del Covid, anche Reggio Emilia ha ricordato i suoi 1.153 morti uccisi dal virus in oltre un anno di pandemia. Un numero che continua a crescere senza fermarsi, in costante aumento giorno dopo giorno.
Diverse le cerimonie organizzate nei vari comuni della provincia, dalla Bassa alla Montagna, ma il momento centrale è stato alle 17.30 davanti al municipio del capoluogo, in piazza Prampolini. Qui si sono radunati, mantenendo il distanziamento, i rappresentanti delle principali forze in campo contro il virus. Oltre al sindaco di Reggio, al presidente della Provincia e alla prefetta vi erano i vertici di questura, carabinieri, vigili del fuoco, polizia locale, Protezione civile, Ausl, comunità islamica e diversi politici reggiani.
In prima fila anche il vescovo Massimo Camisasca che mezz’ora dopo, all’interno della Cattedrale, ha presieduto la messa in memoria delle vittime del Covid. Due momenti, uno laico e uno religioso, per abbracciare simbolicamente le migliaia di famiglie reggiane che hanno dovuto salutare per sempre un padre, una madre, un fratello o una sorella spesso senza potergli nemmeno dire addio.
Decessi avvenuti quasi sempre nell’isolamento dei reparti ospedalieri e delle quarantene, nel silenzio rotto solo dai ronzii e dai rumori tipici delle terapie intensive, circondati da medici e infermieri coperti da pesanti tute e mascherine, impotenti anche solo nel dare un ultimo gesto di conforto, un piccolo contatto fisico. E allo stesso modo ieri pomeriggio, davanti al municipio, il silenzio è stato spezzato solo dal lento e regolare rintocco della campana della Torre civica.
Quasi un battito, quello scandito dall’associazione Unione campanari reggiani, che si è interrotto all’improvviso come per le 1.153 vittime che hanno perso la vita nelle strutture ospedaliere o nelle residente per anziani del Reggiano.
Fra queste anche 29 persone residenti fuori provincia ma accolte nei nostri reparti, soprattutto durante la prima fase più critica della pandemia con i posti letto che scarseggiavano nei territori limitrofi.
Una cerimonia, quella in piazza Prampolini, preceduta qualche ora prima dalla deposizione di una corona al cimitero monumentale di San Claudio: «Oggi ricordiamo tutte le vittime del Covid – ha spiegato il sindaco Luca Vecchi –. A Reggio Emilia sono state 382 le vite spezzate dal virus in questo anno terribile. Ormai ci siamo abituati ai dati quotidiani sulla pandemia, ma non possiamo dimenticare che dietro a quei numeri ci sono i nomi, le storie, i volti delle tante donne e uomini che purtroppo non ce l’hanno fatta. Per tutte e tutti loro abbiamo deposto questa corona».
Poco meno di un quarto delle vittime reggiane abitavano in città. Ma praticamente tutti i comuni della provincia – fatta eccezione per il solo Viano – hanno pianto dei concittadini. Il più colpito dopo il capoluogo è Scandiano (48 morti) seguito da Correggio (42) e Guastalla (40). Con più di trenta vittime i territori di Rubiera (33), Casalgrande (31), Montecchio (31) e Castelnovo Monti (30).
Ma tutti i comuni reggiani, tranne sette fra i più piccoli, hanno numeri di decessi drammaticamente andati a doppia cifra.
Un dolore ricordato ieri sera anche dal vescovo durante la messa in Cattedrale: «In questa preghiera offriamo questa sera in modo speciale la vita di tutti coloro che durante l’anno trascorso sono morti a causa della pandemia. In particolare ricordiamo con affetto coloro che sono morti nella solitudine e i loro cari che non hanno potuto accompagnarli in questo estremo passaggio. Ci conforta sapere che erano nelle mani di Dio, che guardava con particolare benevolenza al loro sacrificio». —
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