È morta Giosetta Lucci «Una bomba di generosità»
Storica commessa nella pelletteria mirella e segretaria di del bue
REGGIO EMILIA. «Adesso che te ne sei andata per sempre, carissima Giò, ti voglio ricordare per quello che sei stata: un’esplosione di vitalità, una bomba di generosità, una manifestazione del più incredibile e debordante altruismo. Un eccesso di buone virtù».
Così Mauro Del Bue, deputato socialista per tre legislature e fino al mese scorso direttore della versione online dell’Avanti, ricorda Giosetta Lucci, che tutti chiamavano Giò, morta nella notte tra giovedì e ieri per un problema cardiaco. Era nata a Mantova, ma da quarant’anni viveva a Reggio, da quando cioè aveva iniziato a lavorare nel negozio Pelletteria Mirella.
Negli anni Ottanta aveva preso impiego alla federazione provinciale del Partito socialista di via San Zenone.
«Per me – continua Del Bue – sei stata la mia segretaria e l’amica, la collaboratrice che mi forniva anche il numero dell’idraulico, se serviva. Perché uno che è vissuto nel mare agitato della politica rischia di avere la testa nel mondo delle nuvole. E sei diventata amica della mia famiglia. Mi hai accompagnato nei momenti più felici e in quelli più drammatici». Dimenticare la Giò sarà difficile per tutti quelli che l’hanno conosciuta. E in città tutti la conoscevano. «Il nostro primo incontro fu casuale – racconta Del Bue – presentati da un amico comune. Poi il tuo fidanzamento e le nozze col mio più caro amico, Fabrizio (Montanari, storico, giornalista e cooperatore, ndr), le partite di calcio vissute assieme e infine la frequentazione al partito, quando tu lavoravi ancora al Borsettificio Mirella. Poi, dopo la mia elezione al Parlamento, la tua collaborazione intensa, costante, difficile per uno col mio carattere che pretendeva che tu fossi disponibile a lavorare anche di sera tardi e di domenica se era utile. Nessun’altra poteva sopportare d’essere svegliata alle due di notte per correggere un foglio di una relazione da leggere l’indomani. Grazie Giò, anche per quei giorni tremendi quando la magistratura teneva d’occhio il Psi e ti ritrovasti dai carabinieri senza sapere perché e io mi arrabbiai perché in ufficio non era rimasto nessuno. Grazie Giò per avermi tenuto la mano nel momento più drammatico della mia esistenza. Ti sono debitore di un “brava” che non ti ho mai detto. Ma tu non sei stata solo brava. Sei stata insostituibile. E lo sarai per sempre nel mio cuore». —
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