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Ispezione della Finanza all’Ausl di Reggio per gli appalti delle mascherine anti-Covid

Enrico Lorenzo Tidona
Ispezione della Finanza all’Ausl di Reggio per gli appalti delle mascherine anti-Covid

Blitz al San Lazzaro per prelevare documentazione sui contratti d’acquisto dei dispositivi durante la prima ondata

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Enrico Lorenzo Tidona

REGGIO EMILIA. Blitz della guardia di finanza, ieri, negli uffici della direzione dell’Ausl di Reggio al San Lazzaro. Le Fiamme Gialle hanno prelevato la copiosa documentazione relativa ad alcuni contratti di acquisto per mascherine chirurgiche e Ffp2 effettuati dopo lo scoppio della pandemia, nella primavera del 2020, ma senza che questi dispositivi fossero a norma, secondo quanto rilevato nelle indagini, partite dalle forniture di mascherine non conformi legate all’ex presidente della Camera Irene Pivetti.

I contratti sotto indagine a Reggio hanno un controvalore di circa sei milioni di euro, stipulati con Paolo Paris, imprenditore trentino specializzato nel commercio dei formaggi stagionati del nord Italia, che un anno fa si era reinventato anche venditore di dispositivi di protezione individuale.

Un’indagine solo agli inizi e con riverberi anche a Sassari – dove ci sarebbe un’altra partita di materiale non conforme – che inquadra però la fase di emergenza sanitaria per combattere la quale tutti, sanità reggiana compresa, si sono inizialmente trovati con i magazzini vuoti e le armi spuntate.

Il contratto sotto osservazione ora delle Fiamme Gialle reggiane riporta questa dicitura: “Fornitura di mascherine chirurgiche occorrenti all’Azienda Usl Irccs di Reggio Emilia in estrema urgenza mediante procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara”.

Una procedura avviata nella primavera del 2020, quando è esplosa l’epidemia da Codiv-19, che ha fatto scattare una caccia mondiale alle mascherine. Anche a Reggio Emilia gli armadi erano vuoti rispetto alle necessità della sanità locale, che ha avviato delle procedure d’urgenza per comprare quanti più dispositivi di protezione individuale possibili.

Una spesa improvvisa, per milioni di euro, diventata poi una prassi, ma in questo caso finita ora sotto la lente della guardia di finanza di Reggio Emilia, che ieri ha effettuato un’attività di indagine nella sede dell’Ausl, dove ha prelevato documenti legati soprattutto a dei contratti stipulati tra marzo e giugno del 2020.

Contratti per la fornitura appunto di mascherine, che sarebbero però risultate poi senza la necessaria certificazione. Chi ha venduto quelle mascherine, infatti, si sarebbe rifornito a sua volta da produttori cinesi o turchi, spedendolo poi all’Ausl reggiana che avrebbe dovuto corrispondere un pagamento di circa sei milioni di euro.

Mascherine non conformi, quindi, utilizzate poi da medici e infermieri in corsia, così come dai pazienti, salvo non rispettare – secondo l’ipotesi di indagine – le caratteristiche previste per quel tipo di dispositivo.

Gli appalti finiti sotto la lente sono principalmente quelli in cui la controparte sono Paris e la sua ditta Commodity Guideline Partner di Trento.

Secondo le prime indiscrezioni, si tratterebbe di una vicenda analoga e legata a quella della fornitura di mascherine promesse dall’ex leghista Irene Pivetti, con punti in comune con quell’inchiesta secondo cui le certificazioni delle mascherine sono risultati poi false.

Pivetti era venuta a Reggio Emilia il 30 maggio del 2018 per inaugurare la sede del suo nuovo partito, Italia Madre, sostenuta da alcuni notabili e imprenditori reggiani. Sodalizio culminato con una cena a fine 2018 al Sali e Tabacchi insieme ai sostenitori della politica finita poi nell’inchiesta per mascherine fornite a diverse Regioni italiane, alcune delle quali le hanno pagate ma poi non utilizzate una volta accortesi che non erano conformi ai requisiti di sicurezza. —

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