Sotto la lente finiscono 5 milioni di dispositivi acquistati con urgenza
Gli accertamenti finiranno sul tavolo della Procura per verificarne le regolarità L’Ausl: «Fiducia nell’operato del personale addetto agli approvvigionamenti»
REGGIO EMILIA. Due forniture da 1,18 milioni di euro, una da 2,72 milioni di euro e una quarta da 590mila euro. Quattro procedure, per un totale di 5,67 milioni di euro e cinque milioni di dispositivi di protezione individuale, acquistati dall’Ausl «in estrema urgenza» e «senza previa pubblicazione di bando di gara», secondo modalità di assegnazione previste dall’emergenza Coronavirus: tre partite riguardavano la fornitura di Ffp2, una invece era per l’approvvigionamento di mascherine chirurgiche. A fornire i dispositivi, la Paris Paolo Commodity Guideline Partner, ovvero una società dell’imprenditore trentino Paolo Paris, specializzato nel commercio dei formaggi stagionati del nord Italia, che si era reinventato anche venditore di dispositivi di protezione individuale.
Sarebbe questo il contenuto della documentazione – datata giugno 2020 – ispezionato ieri dalla guardia di finanza durante l’operazione condotta nell’Ausl di Reggio.
La partita da 2,72 milioni di euro, secondo quanto risulta dalla documentazione Ausl reperibile in rete, riguardava quattro milioni di mascherine chirurgiche a tre strati con elastici, al prezzo di 0,68 euro ciascuna, Iva esclusa. Nel documento Ausl, si precisa che la fornitura «riveste carattere di somma urgenza onde garantire l’imprescindibile esercizio dell’attività sanitaria da parte dei professionisti dell’Azienda Usl e la continuità dell’assistenza a favore dei pazienti ricoverati presso le strutture del presidio ospedaliero e degli utenti di quelle territoriali, in quanto potenziali disservizi potrebbero avere concrete e irrimediabili conseguenze negative sull’attività sanitaria programmata e soprattutto su quella espletata in regime di urgenza a causa della pandemia in corso decretata dall’Organizzazione mondiale della sanità in data 11/03/2020».
Stessa urgenza per le altre procedure, in pieno lockdown. Per le due forniture da 1,18 milioni di euro, in uno dei documenti si legge che la partita riguardava un totale di 400mila pezzi al prezzo di 2,95 ciascuno, Iva esclusa.
La ditta Paolo Paris Commodity Guideline Partner di Trento aveva dato la disponibilità a consegnare i dispositivi nei termini concordati di circa due settimane. Tecnicamente si tratta di “facciali filtranti respiratori Ffp2”, ovvero gli stessi dispositivi della partita da 590mila euro: un quantitativo di 200.000 pezzi, sempre al prezzo di 2,95 euro Iva esclusa. Al 31 dicembre 2020, delle quattro forniture risultava liquidata dall’Ausl solo quella da 2,72 milioni.
Una procedura, quella negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara, che ha coinvolto nel periodo del lockdown anche acquisizioni da altre società, alcune anche internazionali, sempre con l’obiettivo di reperire quei dispositivi di protezione individuale che sembravano introvabili durante l’avvio della prima ondata dell’emergenza Covid.
L’informativa delle Fiamme Gialle finirà sul tavolo della Procura per accertare la regolarità delle operazioni, nonché le certificazioni dei dispositivi di protezione individuale acquisiti dall’Ausl e per fare luce su eventuali ipotesi di reato tramite un’inchiesta.
Al momento ci sarebbero al vaglio della magistratura tre posizioni.
Sull’ispezione, ieri l’Ausl di Reggio ha diramato una nota: «La Direzione dell’Azienda Usl Irccs di Reggio Emilia – si legge – conferma l’accesso nei propri uffici amministrativi della guardia di finanza, che ha preso visione della documentazione relativa all’acquisto di dispositivi di protezione individuale effettuati nella prima fase della pandemia, nella primavera del 2020. Nel confermare la fiducia nel corretto operato del proprio personale addetto agli approvvigionamenti, l’Azienda ha prestato piena collaborazione al fine di garantire un veloce accertamento della regolarità degli acquisti effettuati». —
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