Arrestato il pirata che uccise un ciclista
È un cameriere di 34 anni, Nicola Ferrante. Guidava un’auto senza assicurazione. «Pensavo fosse un animale»
Miriam Figliuolo
CAMPEGINE. È un cameriere di un locale della zona il pirata della strada che la sera del 13 febbraio scorso, alla guida di un’auto non assicurata, ha causato la morte del 45enne Abbas Uddin, centrandolo mentre l’immigrato di origine bengalese percorreva in sella alla sua bicicletta via Marconi, nelle campagne di Caprara, a poca distanza dalla casa dove era ospitato.
L’uomo, Nicola Ferrante, 34enne residente a Sant’Ilario, è stato arrestato e ora è ristretto ai domiciliari in attesa della convalida dell’arresto, che forse avverrà domani, lunedì, in tribunale di Reggio Emilia. Quando i carabinieri della stazione di Castelnovo Sotto, che hanno condotto le indagini per la morte di Uddin, lo hanno raggiunto nella sua abitazione, l’auto era in garage, con i chiari segni dell’incidente: danni alla carrozzeria anteriore destra e, sullo stesso lato, il parabrezza crepato nel punto dell’impatto.
Gli accertamenti tecnici effettuati poi dai militari del Nucleo operativo della Compagnia di Guastalla hanno evidenziato sul veicolo la presenza di un fluido di colore rosso riconducibile alla bicicletta di Uddin, che era proprio dello stesso colore e riportava danni evidenti dovuti a un tamponamento.
Era in strada senza essere assicurata, l’auto di Nicola Ferrante, il cui “identikit” gli uomini dell’Arma, coordinati dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, erano stati in grado di ricostruire da alcuni frammenti trovati il giorno dopo sul luogo dell’incidente – una Fiat Bravo, prodotta tra il 2007 e il 2014, di colore grigio chiaro – e al centro di un appello lanciato dagli investigatori subito dopo il responso dell’autopsia sul 45enne – la morte a causa di emorragia subaracnoidea, evidenti anche i segni di asfissia – che non ha lasciato più dubbi sulla dinamica di quanto era accaduto. «Sul momento ho pensato di avere centrato un grosso animale e, per paura di essere scoperto privo dell’assicurazione, mi sono allontanato». Questo senza nemmeno pensare di prestare soccorso, o di capire cosa avesse colpito.
L’uomo ha poi raccontato di avere capito solo qualche giorno dopo quanto era davvero successo, leggendo della morte del 45enne nello stesso punto in cui lui credeva di avere investito un cinghiale o un capriolo. E di avere continuato a tacere sempre per paura delle conseguenze.
A quel punto l’auto l’ha tenuta ben nascosta nel garage. A nulla sarebbe valso l’appello fatto a meccanici e officine dai carabinieri per rintracciare l’auto pirata: al quale, peraltro, un carrozziere aveva risposto. L’uomo aveva in riparazione un’auto dello stesso modello di quella ricercata. Gli accertamenti tecnici e l’esame dei danni subiti hanno consentito però di rilevarne l’estraneità.
Ma gli elementi raccolti dai carabinieri – al vaglio anche le immagini di diverse telecamere – hanno permesso di restringere sempre più il cerchio. Le indagini hanno trovato una svolta quando i militari hanno appreso che un dipendente di un ristorante del paese aveva in uso proprio un’auto come quella che stavano cercando.
La Fiat Bravo (nella foto in alto) è stata sequestrata e Ferrante arrestato. Pesantissima, e perseguita penalmente, l’accusa di cui deve ora rispondere: omicidio stradale colposo. Oltre a quelle di non essersi fermato e di non avere prestato soccorso a Uddin, finito con la faccia riversa nel fosso in una notte gelida d’inverno. —
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