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AstraZeneca, i reggiani sfidano ansie e timori: «Più benefici che rischi»

Ambra Prati
AstraZeneca, i reggiani sfidano ansie e timori: «Più benefici che rischi»

In Fiera per la ripresa della campagna vaccinale dopo lo stop imposto dall’Aifa. C’è una gran voglia di vaccino: qualunque esso sia, purché «questa storia finisca».

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REGGIO EMILIA. Più forte dei timori per la propria salute può la stanchezza, anche psicologica, di una maratona Covid che dura da oltre un anno. C’è una gran voglia di vaccino: qualunque esso sia, purché «questa storia finisca».

È questa l’espressione predominante, trasversale alle generazioni, tra le centinaia di reggiani che hanno affollato le Fiere per la ripresa della somministrazione del vaccino AstraZeneca, dopo lo stop imposto da Ema e Aifa.

Intere famiglie (moglie e marito, figli che accompagnavano gli anziani genitori, zii e nipoti) si sono dirette all’ingresso di via Filangieri, dove nella prima giornata di ripartenza erano attese 816 persone prenotate. La lunga fila all’ingresso ha seguito due percorsi differenziati: in base alle indicazioni del Ministero della Salute, alla metà dei presenti (dagli 80 anni in su e le persone fragili, in carrozzina o trasportate dalle ambulanze) sono state somministrate le fiale Pfizer, all’altra metà (dai 75 agli 80 anni) quelle contestate di AstraZeneca.

Secondo il personale sanitario presente, nella tarda mattinata di ieri non si sono registrate defezioni o revoche del consenso. Certo alle Fiere non potevano essere presenti i no vax, tuttavia il nome AstraZeneca continua a dividere e non tutti si sono sottoposti alla siringa a cuor leggero. È accompagnata dal figlio Maria Montemurro, 79 anni tra dieci giorni: «Non sono tranquilla, avrei preferito un altro vaccino come il Johnson&Johnson, ma i medici si sono consultati e hanno sentenziato che per le mie patologie va bene questo. Ho obbedito».

«Mia mamma non esce mai, perciò a mio avviso avrebbe avuto più senso vaccinare prima quelli che lavorano – ha fatto eco il figlio –. Io lo farei subito se potessi». Si schiera tra chi nutre fiducia nella medicina Paola Bossini, 75 anni: «Il timore c’è, ma resto convinta della necessità del vaccino. Credo nella scienza e non mi ha mai sfiorato l’idea di disdire: inutile posticipare, abbiamo già perso troppo tempo». Convintissima Fausta Spaggiari, 77 anni, con il figlio Flavio Andreoli, 43enne: «Nessuna paura. Ovvio che i vaccini possono avere effetti collaterali, ma tutti devono essere immunizzati per il bene della collettività».

«Io mi offrirei volontario – ha aggiunto il figlio –. Prima ci si vaccina e prima potremo tornare a una vita normale. Gestisco un centro stampa e copisteria in centro a Reggio: non si lavora. Non voglio lamentarmi, ma un altro anno così sarebbe molto pesante psicologicamente».

«Non mi interessano le polemiche – è stata categorica Gina Iaccheri, 75 anni –. Sono contenta, non vedevo l’ora di vaccinarmi. Stiamo scherzando? Sono morte troppe persone, se si può fare qualcosa per combattere questo virus io lo faccio e vado avanti per la mia strada».

La figlia 50enne, invece, si dichiara diffidente: «Per ora aspetto. Non sono una no vax, ma su AstraZeneca sono stati sollevati troppi dubbi; per fortuna per motivi anagrafici dovrò attendere l’estate». Non ha esitato Walter Costoli, 76 anni, insieme al figlio 39enne Matteo: «A un certo punto bisogna decidersi. Io ho avuto il Covid in ottobre: una semplice influenza per due giorni, mentre mia figlia quarantenne è stata male un mese e mezzo. A trasmettercelo è stato mio nipote, che frequenta le medie. Altro che negazionismo».

Il figlio ha sottolineato: «Io mi vaccinerei domani. Sono disposto a tutto purché questa emergenza finisca, siamo davvero stanchi». Posizioni contrastanti tra Claudia Affanni, 76 anni, e Azzio Castagnetti, 78: marito e moglie entrambi vaccinati. «Io ho paura, ma è più forte la paura di morire di Covid. Ero convinta che alla mia età mi avrebbero fatto un altro vaccino, ma è disponibile questo e chi rifiuta finisce in fondo alla coda», ha esordito lei.

«Secondo me si è trattato di terrorismo mediatico – ha replicato lui –, un clima che non ha giovato e che può far colpo sui più impressionabili. Così si crea una psicosi inutile che fa perdere altro tempo. Non dubito delle vittime di AstraZeneca, ma rispetto ai milioni di vaccinati si tratta di una percentuale irrisoria: i vantaggi sono maggiori degli svantaggi».

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