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il dibattito sulla sentenza  

«Il tampone antimafia serve per non ammalarsi di mafia»

«Il tampone antimafia serve per non ammalarsi di mafia»

La replica del gruppo “Brescello Riparte” alle considerazioni della consigliera Gatti «La sentenza Grimilde dice che dobbiamo vigilare per evitare compromissioni» 

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Brescello. Hanno suscitato le reazioni del gruppo di opposizione “Brescello riparte” le dichiarazioni della consigliera Fabrizia Gatti nel corso della seduta della Commissione Legalità che si è svolta giovedì, durante la quale il focus era incentrato sulle motivazioni della sentenza del processo Grimilde.

Nel proprio intervento a difesa dell’amministrazione comunale, la consigliera – nel replicare alle accuse di continuità rispetto al precedente mandato – aveva affermato che una certa forza politica «ha tutte facce nuove ma in realtà proposte da vecchi amministratori». Parole che hanno spinto i consiglieri Paola Montanari (capogruppo), Sara Montali e Alessandro Sacchi a replicare.

«Ci sembra particolarmente grave che per difendersi da accuse di continuità con la precedente amministrazione, che noi non abbiamo sollevato – si legge nella nota – la consigliera tiri in causa un’altra forza politica. Premettiamo subito che, a meno di non esserne ulteriormente costretti, non scenderemo, ora, sullo stesso terreno di scontro perché in questo momento lo riteniamo inutile e dannoso per la nostra comunità. Risponderemo semplicemente che “Brescello Riparte” è una lista civica sostenuta, nella sua genesi, dal Pd locale che ha voluto aiutarci nella costruzione del progetto politico e nella gestione degli adempimenti burocratici necessari per presentarci alle elezioni. Certamente nel Pd locale militano anche vecchi amministratori e in altri tempi vorremo comprendere meglio a cosa la signora Gatti si riferisse. Ci preme solo precisare che sediamo in consiglio comunale in virtù di 815 cittadini che hanno dato fiducia al nostro progetto di paese e solo ai cittadini di Brescello rispondiamo sul nostro operato. Si chiama democrazia».

«Un’altra cosa ci interessa di più – proseguono i consiglieri – La signora Gatti dice di essere una persona pulita. Non abbiamo motivo per sostenere il contrario. Quello che vorremmo farle capire e far capire ai nostri concittadini per bene che sono arrabbiati per l’attenzione mediatica, è che non è bastato essere persone per bene per impedire alla mafia di inserirsi nel nostro territorio; questo il giudice ci dice nella sentenza Grimilde. “Se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci rassomiglia”. Sa chi ha detto questa frase? Giovanni Falcone. Per questo riteniamo che noi, e abbiamo detto noi e non voi, dobbiamo sottoporci al “tampone antimafia”, come amministrazione e come comunità. E questo fino a quando non saremo sicuri di avere tutti gli anticorpi necessari per esserne venuti fuori, per non ammalarci di nuovo. Per questo esiste la commissione legalità, peraltro voluta e istituita dalla maggioranza che lei sostiene».

«Perché non esiste in altri Comuni? – chiude il comunicato di “Brescello Riparte” – Non lo sappiamo ma presumiamo di sapere perché possa essere stata costituita a Brescello: perché il Comune di Brescello, primo comune dell’Emilia-Romagna, è stato sciolto per mafia. Perché la sentenza del processo Grimilde ci dice che dobbiamo essere vigili per evitare compromissioni. E negare questa realtà o minimizzarla significa ritornare nel gioco perverso che ha provocato tutto questo. Fatte queste doverose precisazioni, continuiamo a rimanere a disposizione con lo stesso spirito costruttivo che ci ha contraddistinto fino ad ora, con la volontà di collaborare per il bene della nostra comunità». —

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