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L’INCENDIO  

Canossa, rupe avvolta dal fumo in fiamme alberi e sterpaglie

Federica Soncini
Canossa, rupe avvolta dal fumo in fiamme alberi e sterpaglie

Nessun danno al monumento storico. Bruciati mille metri quadri di sottobosco L’allarme è stato lanciato da un cittadino, sul posto i vigili del fuoco di Sant’Ilario

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CANOSSA. Una scena impressionante, quella che ieri è apparsa alle persone accorse ai piedi del castello di Canossa, dove il fumo causato dall’incendio di sterpaglie e alberi ha completamente avvolto la storica Rupe di Matilde. Tutto è accaduto attorno alle 13 quando, per cause in corso d’accertamento, le fiamme si sono sviluppate sul lato est della Rupe, ai piedi delle rovine della antica chiesa di Sant’Apollonio, luogo d’incontro tra il papa e l’imperatore: la celebre “umiliazione di Canossa” avvenuta durante la lotta che vide contrapposta l’autorità della Chiesa, guidata da Gregorio VII, e quella imperiale di Enrico IV, il quale, per ottenere la revoca della scomunica inflittagli dal papa, fu costretto a umiliarsi attendendo inginocchiato per tre giorni e tre notti innanzi al portale d’ingresso del castello, mentre imperversava una bufera di neve, nel gennaio del 1077.

Il castello non ha riportato danni, grazie anche all’intervento dei vigili del fuoco di Sant’Ilario – intervenuti con due squadre attrezzate per incendi boschivi e un pick-up – allertati da un nuovo abitante del borgo di Canossa (una decina di anime in tutto), Ivan Frezzini, noto come Ivan Lorenzo, artista di arte contemporanea, che ha subito chiamato il 115. Il fronte di fuoco, largo circa 30 metri, si è sviluppato minaccioso con fiamme alte 4-5 metri alla base della Rupe, sul versante di fronte al cimitero, mandando in fumo il sottobosco e alcune querce. La vicina centralina dell’Enel ha riportato leggeri danni. Circa 1.000 i metri quadri di sterpaglie andati in fumo.

Singolare la coincidenza dell’incendio con la giornata mondiale dell’acqua, arrivata in grandi quantitativi grazie ai vigili del fuoco, come se Matilde, la Grancontessa, non volesse farsi mancare nulla. —

Federica Soncini

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