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CASTELNOVO MONTI, il consigliere davoli 

«Per la mozione su Rabotti ho ricevuto minacce da ex fascisti e massoni»

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Castelnovo Monti. «Ho ricevuto telefonate minacciose dopo la nostra mozione con la richiesta di rimuovere la foto di Celio Rabotti dalla galleria dei sindaci di Castelnovo, nell’atrio della sala consiliare». Così Alessandro Davoli, capogruppo di Castelnovo Libera (Centrodestra), che assieme al Movimento 5 Stelle ha presentato, appunto, una mozione con la richiesta di togliere l’immagine dell’ex sindaco e podestà di Castelnovo, che fu anche commissario prefettizio di Reggio Emilia e parlamentare durante il fascismo.

Afferma Davoli: «L’iniziativa di presentare la mozione è nata dalle fonti disponibili. Rabotti era affiliato a una loggia massonica segreta, e perciò vietata dalla legge italiana. Inoltre, è entrato nelle indagini della commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia P2, che ha determinato come incompleto il primo elenco di 963 nomi. Nel 1982 fu approvata una legge per definire meglio le associazioni segrete con pesanti pene previste per gli appartenenti. Detto questo, il granchio non l’hanno preso i consiglieri comunali, ma chi ha scritto e pubblicato, mai smentito da alcuno, che il Rabotti era un affiliato alla P2, presente anche sulla pagina Wikipedia. Ciò che ho scoperto successivamente, e che non può essere contestato, è il percorso politico del medesimo: legionario fiumano, sindaco, podestà fascista di Castelnovo Monti, deputato fascista nel Parlamento del regno, console della milizia fascista, poi deputato fascista nella Camera dei fasci e delle corporazioni, votò a favore delle numerose e infami leggi razziali. Nominato podestà di Reggio Emilia e infine commissario prefettizio durante la Repubblica di Salò». Prosegue Davoli: «È del Rabotti la circolare dell’11 dicembre 1943 con la quale si obbligano i cittadini reggiani di religione ebraica a preparare l’elenco dei beni posseduti, in particolare quadri e opere d’arte, in vista del sequestro del successivo 19 dicembre 1943. Poi seguirà l’arresto effettuato dalla polizia fascista (su ordine di chi se non del Rabotti?) di Benedetto Melli, Oreste Sinigaglia, Lina Iacchia in Melli, Ada, Olga e Bice Rinaldi, Beatrice Rava, vedova Rietti, le sue due figlie Irma e Iole Rietti, e infine la vedova Lucia Finzi, (che i carabinieri cercheranno invano di proteggere dalla polizia fascista). Trasferiti al campo di Fossoli, verranno deportati ad Auschwitz, dove a marzo 1944 i due uomini e le otto donne, saranno tutti immediatamente assassinati nelle famigerate “docce” e inceneriti, “passati per il camino” del lager. Non ritengo che questo personaggio, il Rabotti, meriti di essere esposto nella galleria che onora chi ha amministrato Castelnovo Monti, Comune italiano democratico e antifascista. Fu fascista convinto, massone di una loggia segreta e quindi illegale. Tutto il resto sono chiacchiere».

E conclude Alessandro Davoli: «Ho ricevuto alcune telefonate, da ex fascisti e massoni. Alcuni hanno fatto pressioni, altri velate minacce, perché ritirassi la mozione che chiede di rimuovere il ritratto del Rabotti dalla sala d’onore. Non mi piego né alle pressioni, né alle minacce, sia ben chiaro, a fascisti e a massoni di qualunque obbedienza siano, Grande Oriente d’Italia o Piazza del Gesù». —

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