Sospese due messe della domenica «Diamo un segnale»
Novellara, la scelta di don Goccini per evitare affollamenti Da mesi il sacerdote va nei reparti Covid a sostenere i malati
Elisa Pederzoli
NOVELLARA. L’Unità pastorale della Beata Vergine della Fossetta ha deciso di sospendere due messe domenicali, a partire da quella scorsa e fino a Pasqua: quelle delle 10 e quella delle 11.30. Un gesto carico di significato, che arriva da don Giordano Goccini: il sacerdote che da mesi entra nei reparti Covid dei nostri ospedali, portando una carezza e una parola ai malati della pandemia, che non possono avere accanto il conforto di un parente. Non a caso è dalla sua parrocchia che arriva la decisione.
«Quello che abbiamo deciso – specifica – e dico “ abbiamo” perché mi confronto sempre con i miei parrocchiani, è perché emersa la sensibilità forte del tempo che stiamo vivendo. Avevamo due possibilità: andare avanti così o fare qualcosa».
In realtà, già da settembre le abitudini erano state cambiate: per evitare affollamenti, la messa centrale della domenica è stata sdoppiata con una celebrazione alle 10 e una alle 11.30. «Una per i bambini e le loro famiglie, l’altra per i ragazzi più grandi e le famiglie – spiega – Ora, in zona rossa, questa scelta va vista come un rilancio della preghiera nelle case, in famiglia, per sperare di celebrare insieme con serenità la Pasqua: per essere serenit, abbiamo bisogno di non sentirci in pericolo».
Il messaggio di don Goccini è forte: «È un tentativo di dare la consapevolezza che essere buoni cristiani non è avere i bollini per aver partecipato a tutte le messe. È la cosa più importante che abbiamo, la messa, e questo non è un invito a una preghiera individualista, ma un modo per dare un segno in questo difficile momento. Abbiamo il diritto di celebrare, è un dono e un privilegio grande, ma non lo forziamo». Anche la domenica delle Palme sarà un po’ speciale. La distribuzione dell’ulivo non è generalmente permessa e allora don Goccini ha ideato una celebrazione diversa: «L’invito è prendere un ramo anche di un’altra siepe, ho anche detto a chi ha ulivi di donarne, e a mezzogiorno faremo un momento davanti al sagrato, una benedizione con la lettura del Vangelo e un commento, trasmesso in streaming».
Don Goccini sa cosa è la malattia portata da questo virus, la vede tutti i giorni in ospedale: in questo periodo è in Pneumologia al Santa Maria Nuova, che porta il conforto. «Anche le persone che sembrano non poterci ascoltare – confida – sono convinto che qualcosa possono sentire, sicuramente una stretta di mano». «Viviamo questo periodo come se fosse un’altra scossa di terremoto, ma lo dobbiamo dire che non è così: la seconda, la terza ondata sono anche conseguenza dei nostri comportamenti. Sono grato per l’opportunità che mi è stata data dal vescovo e dall’Ausl di stare in reparto, vedo i ritmi febbrili, la tensione: quando sono là però sento di essere nel posto giusto» conclude. —
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