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Tutti su Google Meet per seguire in diretta il matrimonio di Virginia e Danilo

Ambra Prati
Tutti su Google Meet per seguire in diretta il matrimonio di Virginia e Danilo

La coppia si è sposata in una Sala del Tricolore deserta «Stanchi di aspettare: basta subire gli effetti del Covid»

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Ambra Prati

REGGIO EMILIA. Un matrimonio via Google Meet, il primo nel suo genere celebrato a Reggio Emilia.

Protagonisti dell’insolito “sì” sono stati Virginia Costa, 36 anni, e Danilo Salvaggio, 36 anni, entrambi siciliani, che hanno scelto la nostra città per mettere su famiglia («qui ci sono ottimi servizi, dagli asili nido alla stazione Mediopadana») e che hanno unito familiari, colleghi e amici sparsi in tutta Italia per seguire la cerimonia con rito civile, svoltasi sabato scorso alle 16 nella Sala del Tricolore, in municipio a Reggio e in diretta sulla piattaforma abitualmente usata per lavoro, previo link inviato con il dovuto anticipo a parenti, amici e a tutti gli altri invitati.

«Avevamo programmato il matrimonio religioso per il 16 giugno in Sicilia, ma tuttora non sappiamo se potremo recarci al Sud. Se saremo liberi di sposarci, ripeteremo la festa con il rito religioso – racconta Danilo –. Non abbiamo voluto attendere oltre, perché non vogliamo più subire gli effetti del Covid: vogliamo riprendere in mano la nostra vita, nonostante tutto».

«Nella nostra decisione – prosegue il novello sposo – ha pesato la stanchezza e l’incertezza di questo periodo lunghissimo e la sensazione di precariato in qualsiasi ambito: almeno nella vita privata abbiamo voluto essere noi gli artefici del nostro destino, senza farci condizionare da questa pandemia. E siamo felici così».

Alla cerimonia, andata in scena in municipio a Reggio, erano presenti fisicamente, oltre agli sposi, il celebrante Gianluca Rivi – ex sindaco di Castellarano ed ex consigliere regionale, nonché direttore dei Servizi legali dell’Ausl dove lavora Danilo («oltre a essere il mio capo è un amico, ci ha fatto sentire davvero a casa») – su delega del sindaco Luca Vecchi («che si è fermato qualche minuto per farci gli auguri») e i due testimoni: Monia Salvaggio, sorella dello sposo, e Mario Notarangelo, fidanzato di Monia.

«Oltre ad un tecnico del Comune, nel caso si verificassero problemi di connessione, ma per fortuna è filato tutto liscio – prosegue lo sposo –. Del resto queste sono le disposizioni in vigore in zona rossa: possono presenziare solo sposi, testimoni e celebrante».

Dall’altra parte del computer, invece, hanno seguito la cerimonia una cinquantina di collegamenti: ad ogni collegamento hanno corrisposto più nuclei familiari o più persone, che si trovavano in Sicilia, a Milano, Ravenna (la sposa è funzionaria al provveditorato agli Studi di Ravenna) e altre città. Il matrimonio ha unito virtualmente l’intera penisola.

«L’idea ci è venuta perché, proprio grazie allo smart working, Virginia ha potuto venire a vivere con me a Reggio: prima potevano vederci solo nel fine settimana».

Nessun rimpianto per l’assenza di pubblico?

«No, questo sistema ci ha permesso di entrare in contatto con tutte le persone che volevamo al nostro evento. E il giorno dopo in tanti ci hanno telefonato dando un riscontro positivo. Eravamo soli fisicamente ma abbiamo comunque sentito il calore delle persone care e l’atmosfera non ne ha risentito: i genitori piangevano anche a distanza, noi eravamo entusiasti ed emozionantissimi come in un qualsiasi matrimonio tradizionale».

Niente lancio del riso a cerimonia finita («fuori non c’era nessuno, ci siamo limitati alle foto»), niente banchetto («siamo tornati a casa e basta»), confetti confezionati distribuiti ai colleghi. Perfino il viaggio di nozze è rimandato a data da destinarsi. «Abbiamo pensato un bel viaggio negli Stati Uniti. Speriamo di poterlo fare prima della fine dell’anno». —

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