Gazzetta di Reggio

Reggio

i residenti 

Anche senza i cantieri i tempi sono da lumaca

Am.P.

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REGGIO EMILIA. Un quarto d’ora che si trasforma in 35 minuti per raggiungere il Santa Maria Nuova, 25 minuti che diventano 40 per il polo scolastico di via Makallè, 15 minuti che si traducono in un’ora per raggiungere la pista di atletica del Campo di Marte e le piscine di via Melato, mezz’ora anziché 10 minuti per recarsi in una scuola a tempo pieno, 35 minuti anziché 14 per giungere alla stazione ferroviaria di piazzale Marconi.

La tabella, che evidenzia l’abisso che corre tra i tempi di percorrenza sulla carta (in base alle indicazioni di Google Maps) e quelli reali, alle prese con il traffico quotidiano, è stata redatta dal comitato di residenti di Cella, Gaida e Cadè al fine di far toccare con mano cosa significhi raggiungere i servizi essenziali della città per chi parte da queste frazioni: tanto che molti abitanti preferiscono per comodità non fare riferimento a Reggio, bensì affidarsi ai servizi di comuni più accessibili come Cavriago.

«Un disagio inaccettabile e una mobilità “insostenibile” – secondo il comitato di Cella, Cadè e Gaida – che priva una parte di popolazione della città di Reggio di opportunità e crea disuguaglianze sociali».

Questi dati, che si commentano a soli, aiutano ad entrare nelle sfaccettature della vita quotidiana degli abitanti delle tre frazioni, per i quali ad esempio la libertà di scelta di iscrivere il proprio figlio ad una scuola a tempo pieno è limitata dalla possibilità di raggiungerla. «A seguito di questi disservizi – continua il comitato – molte famiglie della zona si stanno appoggiando da anni al Comune confinante di Cavriago, fenomeno che incide nella frammentazione delle relazioni; altri hanno scelto di traslocare in altri comuni negli anni in cui i figli sono ancora piccoli per permettere loro un’infanzia e un’adolescenza migliore, durante la quale potersi muovere in autonomia nel proprio ambiente».

Questo processo, sottolinea il comitato, «renderà le frazioni sempre più dei ghetti ed è prevedibile che aumenteranno anche i problemi sociali, come si sa anche dai recenti fatti avvenuti in alcune zone poco curate della città, dove il degrado ha lasciato lo spazio a devianza e malavita».

I residenti delle tre frazioni lamentano con particolare insistenza «le difficoltà organizzative legate al raggiungimento delle normali attività che ruotano attorno alla vita di una famiglia». Da qui l’idea di creare la tabella: «Abbiamo ritenuto opportuno misurare con precisione alcuni tragitti quotidiani – spiegano i cittadini – a cui non è possibile rinunciare perché legati a bisogni essenziali; si tratta di quei servizi che sostanzialmente sono considerati negli studi di pianificazione urbanistica come elementi determinanti per misurare il grado di qualità della vita del quartiere dove si abita. Giorno dopo giorno questi spostamenti vanno ad appesantire la quotidianità, ad esempio dei genitori nella gestione dei bisogni di bambini e anziani o ancor peggio vanno a limitare o precludere le possibilità di esperienze importanti quali la frequentazione di un corso di musica o di una disciplina sportiva». —

Am.P.

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