Reggio Emilia, il sindaco Vecchi approva il modello Letta: «Si apra un cantiere con il M5s»
Il primo cittadino sulle mosse del nuovo segretario: «Delrio? Ha mostrato la sua statura politica e umana»
REGGIO EMILIA. Il sindaco Vecchi non perde tempo e nella stessa giornata dell’incontro tra Enrico Letta e Giuseppe Conte, con al centro il tema delle alleanze, apre al dialogo e al confronto in città tra Pd e M5s in vista del prossimo appuntamento elettorale del 2023. «Pd e M5s – argomenta Luca Vecchi – hanno alle spalle anni di scontri e di lontananza, ma l’esperienza del penultimo governo e il dialogo tra Letta e Conte ci consegnano il dovere di comprendere che è giunto il momento di avviare il cantiere anche a Reggio. Lo dico consapevole che a Reggio c’è una maggioranza di centrosinistra con cui è necessario mantenere un rapporto e che in molti comuni il Ms5 è all’opposizione. Il cantiere delle alleanze non deve essere solo romano, ma atterrare anche sui territori. Credo che sia quello che ci chiede la nostra comunità e l’idea di un centrosinistra largo passa anche per questo».
Essere sindaco al tempo di Letta cambia qualcosa?
«Lunedì con una quindicina di sindaci di capoluoghi abbiamo incontrato in videoconferenza Letta e gli abbiamo presentato una serie di proposte. Mi è parso di cogliere in lui la consapevolezza che il ruolo dei sindaci è fondamentale. Abbiamo alle spalle anni in cui come Pd abbiamo perso tante elezioni, ma in una trentina di città abbiamo vinto anche quando il vento tirava in faccia al Pd. Gli abbiamo fatto alcune proposte a partite dal Recovery, al lavoro, all’occupazione, su come innovare il reddito di cittadinanza, ambiente e rigenerazione urbana. Il fatto che ci abbia incontrato è stato importante, così come lo è stato condividere con noi parte dell’agenda politica Pd».
Cosa pensa della svolta politica impressa da Letta?
«È un giudizio positivo e di massimo sostegno e credo che il Pd reggiano, che resta uno dei più importanti in Italia, lo sosterrà con forza. In pochi giorni Letta ha portato il Pd da una situazione di coma farmacologico a essere al centro della politica e perno del sostegno all’azione del governo Draghi ed ha marcato una differenza netta con la Lega. Soprattutto ha definito nel Pd un profilo riformista che non avvertivo dai tempi del Lingotto e di Veltroni. Credo che questo sia l’approccio quello di un moderno partito riformista. Dobbiamo recuperare il senso profondo della vocazione maggioritaria che in Emilia conosciamo bene. Non è autoreferenzialità, né rifiuto delle alleanze, ma l’ambizione di costruire un progetto per il Paese. Letta ha toccato tanti temi nel suo discorso programmatico e tra le priorità ci sono anche lavoro, attenzione ai più deboli, educazione e cultura che sono la cifra significativa del Pd».
L’ha stupita la richiesta a Delrio di un passo indietro?
«Penso che un segretario vada sostenuto nei suoi primi passaggi anche quando sono simbolici, come in questo caso. Graziano anche in questa occasione ha mostrato la sua statura politica e umana e il suo comprendere sempre la differenza tra l’io e il noi. Delrio non vive di luce riflessa e resta una risorsa importante del nostro partito».
Eppure a Reggio nel Pd le fibrillazioni ci sono state.
«È la terra di Graziano ed è fisiologico che la reazione fosse diversa, ma il Pd nel suo insieme l’ha vissuta con consapevolezza e maturità. Il tema di genere esiste. Dal Parlamento europeo fino ai sindaci. Il problema si risolve aprendo nel Pd una discussione politica e culturale. E lo dice un sindaco che nelle sue giunte ha nominato più donne di uomini. Nella dialettica un po’ patologica delle correnti nazionali ritengo che questo tema sia stato troppo trascurato. La conquista di parità di genere e di spazio è inevitabilmente frutto di una lotta politica che noi a Reggio abbiamo già introiettato. Mi auguro lo faccia tutto il Pd».
Essere sindaci oggi però significa innanzi tutto parlare di sanità e vaccinazioni. È preoccupato?
«La capacità di gestire la pandemia efficacemente è un modo concreto di riflettere sul diritto alla salute. Sanità pubblica ed educazione sono due grandi temi su cui caratterizzare l’azione riformista. Se penso al caos vaccini in Lombardia, l’Emilia e il Pd confermano come un partito riformista debba essere capace di stare con i più deboli e saper attrarre investimenti stranieri per favorire lavoro e occupazione, che sono la cifra del riformismo contemporaneo». —
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