Volontari alle prese con l’aggiornamento delle polizze
All’inizio le compagnie non avevano previsto il rischio Covid semplicemente perché la malattia non esisteva così come non c’erano tutele
REGGIO EMILIA. Volontari del soccorso, eroi dell’emergenza sanitaria al pari di medici e infermieri, ma vittime di serie B senza alcuna riconoscimento? Il delicato tema del ritardo nell’aggiornamento delle polizze, perlomeno nella prima fase della pandemia quando il Coronavirus era uno sconosciuto alle casistiche del rischio assicurativo, è confermato dalle varie realtà che operano nel Reggiano.
«Noi abbiamo l’assicurazione Covid per i nostri 500 volontari – ha spiegato Mario Restuccia, presidente della Croce Rossa locale –. La Cri nazionale, sollecita nell’assicurare un coordinamento centralizzato, ha provveduto celermente a estendere le casistiche già a marzo 2020 per chiunque potesse ammalarsi. Per fortuna la Cri non ha registrato vittime, anche grazie al sistema di monitoraggio e ai protocolli continuamente aggiornati. Personalmente ho segnalato due volontari in quarantena, ma poi essendo guariti l’assicurazione ha chiuso la pratica. Tuttavia occorre sottolineare che la Croce Rossa ha una organizzazione diversa rispetta al circuito Anpas, dove è possibile una situazione a macchia di leopardo».
Jacopo Fiorentini, vicepresidente regionale e responsabile della comunicazione esterna di Anpas (l’associazione nazionale delle Pubbliche Assistenze) nonché presidente della Croce Verde di Castelnovo Monti, non entra nel merito per non creare allarmismi, ma si limita a confermare che la galassia Anpas è una rete che unisce le realtà locali: ogni Pubblica Assistenza è autonoma e provvede alla propria assicurazione, che dev’essere a norma di legge. Per quanto riguarda il supporto agli invalidi conviventi dei volontari deceduti per Covid «per il settore volontariato della Protezione Civile non è prevista questa possibilità», ha puntualizzato Volmer Bonini, ex presidente della Protezione Civile provinciale che fino al settembre scorso ha gestito i 2.500 volontari reggiani. «Corrisponde al vero quanto riportato da La Gazzetta di Reggio – prosegue –. All’inizio le compagnie non avevano previsto il rischio Covid semplicemente perché la malattia non esisteva, perciò il volontario pur essendo assicurato non era tutelato. Questo perché all’inizio le informazioni sul Covid erano davvero scarse. Si è rettificato nel più breve tempo possibile, a seconda delle diverse realtà: per i volontari della Protezione Civile nel giro di pochi mesi l’anno scorso l’assicurazione è stata estesa. Adesso tutte le compagnie assicurative hanno compreso nel pacchetto volontariato il rischio il Covid, ma ovviamente il correttivo non ha valore pregresso e coloro che sono deceduti prima dell’aggiornamento non hanno potuto avere il diritto a risarcimenti». —
Am.P.
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