Il teatro scende in piazza «Con la cultura si mangia»
REGGIO EMILIA. Silenzio, spegnete i cellulari, lo spettacolo sta per cominciare.
Chi è di scena? Nessuno. Perché i teatri sono chiusi da più di un anno e la cultura è stata dimenticata.
Chissà se inizierà così la protesta che la “ReteTeatraleRe”– nata durante il primo lockdown e che riunisce una ventina di scuole di teatro reggiane che contano più di duemila tra soci e corsisti – ha organizzato per domani in piazza Martiri del 7 Luglio.
Alle 16 in punto cento persone si ritroveranno a comporre una platea, come a dire che gli spettacoli sono stati interrotti ma il pubblico c’è, esiste ancora. Come esistono i lavoratori del settore, costretti in questi lunghi mesi a reinventarsi, trovare mansioni di ripiego, rinunciare alla propria professionalità.
«Il mondo del teatro – spiegano gli organizzatori – si è dotato di tutti gli strumenti necessari al distanziamento sociale e alla sanificazione per lo svolgimento delle attività in sicurezza. Eppure quando i contagi si alzano i luoghi della cultura devono chiudere, mentre altri settori dell’economia procedono nel normale svolgimento delle loro attività. Perché? La conseguenza di questa scelta è grave. Impatta concretamente sulla vita dei cittadini aumentando il senso di spaesamento, paura, solitudine dovuti alla riduzione delle relazioni sociali e alla chiusura dei presidi culturali, luoghi di incontro e benessere psico-fisico per le persone».
Con la manifestazione la ReteTeatraleRe vuole affermare che «i cittadini hanno diritto alla cultura e tutte le categorie di lavoratori hanno diritto al lavoro. Poiché la pandemia si protrarrà ancora e impatterà per altri mesi sulle attività teatrali, chiediamo alle amministrazioni comunali, regionali e al governo che si impegnino affinché il capitale culturale generato negli anni nei territori non vada disperso e si trovino le adeguate strategie per riprendere il proprio ruolo di servizio pubblico garantendo così il rispetto dell’articolo 9 e dell’articolo 4 della Costituzione». Le cento persone che prenderanno parte alla protesta di domani (e che si sono prenotate nelle prime ore della chiamata, andata subito esaurita) saranno vestite di nero. Porteranno con sè una sedia e un cartello per rispondere alla domanda: cosa ti manca in questo momento?
«La presenza in piazza di realtà culturali, lavoratori dello spettacolo e liberi cittadini – sottolineano gli organizzatori – serve per dire che con la cultura, contrariamente al detto, si mangia. Il teatro è un’impresa culturale e come tale deve essere riconosciuto. La cultura rappresenta un mestiere per 8 milioni di italiani che dunque rientrano appieno nel sistema economico del paese. Questi lavoratori hanno il diritto di lavorare come gli altri. La cultura – concludono – non è un elemento decorativo in una società, ma una componente essenziale all’interno di una struttura democratica: stimola il pensiero, aiuta ad allargare i limiti del proprio sguardo, genera dialogo, facilita l’incontro e quindi tutela il pluralismo delle idee». —
M.R.
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